27 Marzo 2016

Primarie Usa: Sanders vince in Alaska, Stato di Washington e Hawaii. Il 19 aprile battaglia per New York

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Tre su tre: dopo l’Alaska e lo Stato di Washington, Bernie Sandersha vinto anche nei caucus democratici alle Hawaii. Con l’88% delle schede scrutinate, il candidato democratico alla Casa Bianca ha ottenuto il 79% dei voti, contro il 21% di Hillary Clinton.

Democratic Presidential Candidate Bernie Sanders Holds NH Primary Night Gathering

Primarie Usa: Sanders vince in Alaska, Stato di Washington e Hawaii. In Alaska e nello stato di Washington, il senatore del Vermont si è aggiudicato, con un distacco notevole su Hillary Clinton, i caucus democratici nei due stati: secondo la Cnn, su un 46% di voti scrutinati al momento a Washington, Sanders ha ottenuto il 73,9% delle preferenze contro il 25,9% dell’ex segretario di Stato. Percentuali simili anche in Alaska, dove, sulla base del 73% dei voti scrutinati, il senatore del Vermont si è aggiudicato il 79,2% delle preferenze, mentre la Clinton si è fermata ad uno scarso 20,8. Per le primarie per la Casa Bianca si è votato anche nelle Hawaii, ma si è ancora in attesa dei risultati. Parlando ad una manifestazione a Madison, Sanders ha ringraziato i suoi sostenitori per “la schiacchiante vittoria” sulla Clinton. “Sapevamo che le cose potevano migliorare – ha detto, riferendosi all’esito delle primarie, il candidato socialista, secondo la sua stessa definizione – Stiamo facendo progressi significativi”. In ballo, nel voto di ieri, c’erano 101 delegati nello Stato di Washington, 16 in Alaska e 25 nelle Hawaii. Per ottenere la nomination democratica, bisogna ottenerne 2.383.

Così Bernie Sanders ha dato una potente spinta psicologica ai suoi sostenitori, compiendo un piccolo passo verso la nomination democratica per la corsa alla Casa Bianca. In un’intervista all’Ap, il senatore del Vermont ritiene la sua performance nelle assemblee popolari dei tre Stati come una “rimonta occidentale”, aggiungendo voler ridurre le distanze dalla frontrunner Hillary Clinton negli Stati del nordest, incluso quello di New York.

Una cavalcata e fino alla fine. Questo vuole il candidato per la nomination democratica Bernie Sanders, che non intende ancora concedere la vittoria alla frontrunner Hillary Clinton nonostante lo scarto nella conta dei delegati. Così punta ad una battaglia all’ultimo voto fino a sfidare la rivale proprio nello Stato tra quelli a lei più favorevoli, New York, di cui è stata senatore e che vota per le primarie democratiche il prossimo 19 aprile. C’è una strategia precisa in questa direzione, scrive il Washington Post citando indiscrezioni della campagna di Sanders secondo cui il piano è di andare all’attacco con un “tour” serratissimo e uno schema simile a quello applicato con successo in Michigan, dove nelle scorse settimane il senatore liberal ha messo a segno un sorpasso inaspettato. E la vittoria conseguita ad ovest, dove si è aggiudicato con largo margine i caucus nello Stato di Washington e in Alaska – una delle giornate migliori per il senatore del Vermont – non può che rafforzare questo piano, insieme con la convinzione che anche in Wisconsin, dove si vota il 5 aprile, Sanders abbia una chance. Un possibile showdown a New York può rivelarsi anche un test per il patito democratico, una verifica su quanto e coma possa ricomporsi e tenere insieme le sue anime per lo sprint finale dell’autunno verso l'”election day” che apre le porte della Casa Bianca.

Sanders vince nel West e non molla. E’ vittoriosa la corsa verso ovest di Bernie Sanders: i caucus, le assemblee di elettori, nello Stato di Washington e in Alaska danno ragione alla sua sorprendente campagna e fanno dire al candidato per la nomination democratica che sfida da sinistra la frontrunner Hillary Clinton che c’è ancora un “sentiero di vittoria”. Il senatore “liberal” non molla e nonostante i numeri siano dalla parte della rivale vuole arrivare fino alla convention, adesso più che mai. I democratici hanno votato in Alaska, nello Stato di Washington e alle Hawaii con la formula dei caucus confermatasi la più congeniale per Sanders, anche in questo caso capace di galvanizzare le folle. A Seattle in 15mila hanno partecipato al suo comizio della vigilia del voto e l’affluenza alle urne è stata ovunque massiccia, un indicatore positivo che già in passato aveva giocato favore del senatore 74enne. In quest’ultima tornata di primarie democratiche ci sono 142 delegati in palio da distribuire su base proporzionale. Non sono sufficienti per ribaltare la situazione, ma più che altro sono indicativi, considerato inoltre che Sanders vince con largo margine stando ai primi risultati confermati. In Alaska, con il 38% dei voti scrutinato, il senatore è in testa con il 78,7%, mentre Hillary Clinton è soltanto al 21,3%. Nello Stato di Washington, con lo scrutinio al 15% dei voti, Sanders ha l’81,6% delle preferenze rispetto al 18,4% di Hillary. Sanders può continuare la sua sfida ad Hillary da sinistra, può continuare a pungolarla. Il risultato dello Stato di Washington arriva mentre Sanders sta giòà parlando ad una folta platea a Madison, in Wisconsin, una delle prossime tappe delle primarie, e viene accolta con un urlo di gioia. “Abbiamo un sentiero di vittoria”, esulta il candidato, “nessuno può negare che la nostra campagna stia vivendo un momento favorevole. Vediamo una enorme affluenza e la vittoria è anche portare la gente nel processo politico”. Quindi i giovani, il suo fiore all’occhiello: “elezione dopo elezione stiamo vincendo con una straordinaria percentuale di giovani, e per me sono giovani anche i 45enni. Vinciamo con il futuro dell’America. Con i giovani di questo Paese che lo amano al punto da volerlo rendere migliore e per questo sono disposti a battersi”. (ANSA)

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