Si è presentato «confuso» e «con evidenti fragilità» davanti alla gip del Tribunale di Milano Francesca Mazza per l’interrogatorio di garanzia il 27enne italo-tunisino di Leggiuno arrestato due giorni fa dai carabinieri di Varese e accusato di apologia e istigazione all’adesione al sedicente Stato Islamico, oltre che di detenzione di materiale con finalità di terrorismo.
Le indagini condotte dai militari dell’Arma hanno infatti portato a ritenere che il 27enne abbia compiuto un percorso lento ma graduale di radicalizzazione di matrice islamica estremista attraverso l’acquisizione autonoma di contenuti fortemente ideologici.
Minacce di morte rivolte a Donald Trump e a Elon Musk, agli Stati Uniti e Israele, video violenti, la bandiera dello Stato Islamico utilizzata come foto profilo su Telegram e ricerche online di formule e sostanze chimiche utili a preparare esplosivi hanno evidenziato un quadro connesso al reato di auto addestramento con finalità di terrorismo e istigazione, portando così al suo fermo.
Come riferisce il quotidiano La Prealpina in un articolo di Luca Testoni, l’interrogatorio si è svolto in videocollegamento tra il carcere dei Miogni di Varese, in cui l’indagato è detenuto, e il Palazzo di Giustizia di Milano. Il 27enne – che vive con i genitori, è disoccupato ed è seguito dal Sert di Cittiglio –, difeso dall’avvocata Rossella Bonoldi, ha risposto alle domande della giudice e a quelle del pubblico ministero della Sezione Antiterrorismo della Procura milanese Leonardo Lesti, ma, secondo quanto riportato, le sue spiegazioni sono state piuttosto farraginose.
Nel corso dell’interrogatorio, infatti, l’indagato ha escluso qualsiasi finalità terroristica dietro le proprie azioni. A riferirlo è stata la sua legale: il giovane avrebbe dichiarato di soffrire di una fragilità, da approfondire sul piano psichico, che gli renderebbe difficile gestire la rabbia, e di non essersi reso conto che i suoi scritti e le sue ricerche in rete potessero avere rilievo penale. L’avvocata Bonoldi ha aggiunto che il suo assistito non avrebbe mai pensato di dare seguito alle minacce e che ha manifestato l’intenzione di intraprendere un percorso di cura psichiatrica.
L’inchiesta (come avevano riferito anche i carabinieri) era nata da un episodio dello scorso aprile quando, ha puntualizzato il difensore, mentre stava pulendo la sua balestra regolarmente detenuta, un dardo è finito accidentalmente nel giardino del vicino, con il quale era poi nato un litigio: per quei fatti la Procura di Varese aveva aperto un fascicolo per minacce e violazione di domicilio, portando i militari dell’Arma a perquisire l’abitazione del giovane e, in seguito, a sottoporlo a intercettazioni, fino a giungere all’arresto degli scorsi giorni.
La difesa, riporta in conclusione Prealpina, ha formalizzato la richiesta di concedergli gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e con il divieto di contatti e di corrispondenza.
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