Maccagno con Pino e Veddasca | 25 Settembre 2026

Maccagno, alberi pericolosi e sicurezza sulle strade: «Provincia e Comuni lavorino insieme»

Il sindaco di Maccagno Vargiu replica al consigliere Passera: «Ben venga un tavolo comune, non scaricare sui piccoli enti i costi degli interventi». E porta a esempio la situazione della SP5

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Il tema della sicurezza delle strade provinciali e della gestione delle piante pericolose nell’alto Varesotto torna al centro del dibattito dopo l’articolo che abbiamo pubblicato qualche giorno fa, con un lungo e articolato intervento del consigliere provinciale Fabio Passera con delega alla Viabilità.

A prendere la parola per offrire il punto di vista di chi ogni giorno si trova a fare i conti con le criticità del territorio è il sindaco di Maccagno con Pino e Veddasca Ivan Vargiu, con una replica che parte dal riconoscimento del lavoro svolto dai funzionari e dai tecnici della Provincia, sempre disponibili e pronti a intervenire con tempestività, ma che non rinuncia a indicare i limiti delle soluzioni proposte.

Il primo cittadino maccagnese sottolinea come i Comuni svolgano spesso un ruolo proattivo e diretto anche sulle strade di competenza provinciale, senza attendere sollecitazioni: «Quando è in gioco la sicurezza dei cittadini – afferma – la priorità è intervenire».

Sul merito della proposta avanzata dal consigliere provinciale – quella di indire gare aperte alle aziende forestali, affinché possano intervenire per la pulizia delle aree boschive trattenendo il legname come forma di compensazione – Vargiu non chiude la porta, ma invita a valutarla alla luce delle specificità di ogni territorio.

Portando l’esempio concreto della SP5, la strada provinciale che da Maccagno sale fino al confine di Indemini per circa 14 km, il sindaco fa notare come si arrivi a quasi 28 km complessivi di fronte stradale da tenere sotto controllo: «Nella maggior parte delle situazioni più critiche non ci troviamo davanti a legname di particolare valore commerciale, – spiega – ma a piante secche in piedi, malate, compromesse o marcescenti. È quindi difficile immaginare che un operatore forestale possa sostenere i costi dell’intervento semplicemente trattenendo il legname come compensazione. In molti casi l’intervento deve necessariamente essere remunerato».

A complicare ulteriormente il quadro c’è il problema dell’individuazione dei proprietari dei terreni. Vargiu segnala come, attraverso visure catastali effettuate di recente, il Comune si sia trovato davanti a particelle ancora intestate a persone decedute da molti anni, senza che fossero state avviate le relative successioni: «In queste condizioni – evidenzia – diventa estremamente complesso non soltanto individuare chi debba intervenire, ma anche pensare di recuperare successivamente le spese sostenute. Se immaginiamo di intervenire sistematicamente su una fascia di alcuni metri lungo decine di km di strada, anticipando le spese nei numerosissimi casi in cui il proprietario non sia individuabile o non intervenga, il costo rischia di diventare difficilmente sostenibile per un piccolo Comune».

La situazione sulla SP5, del resto, è ben nota, ma anche di recente non sono mancati interventi necessari: «Nel solo mese di settembre – riferisce il sindaco maccagnese – Comune e Provincia sono già dovuti intervenire almeno tre o quattro volte per la caduta di piante sulla carreggiata, in alcuni casi addirittura durante giornate di bel tempo, quindi senza eventi meteorologici particolarmente intensi».

Riconoscendo l’importanza dell’aver messo sul piatto l’attenzione nei confronti di questo problema che interessa non solo Maccagno, ma tutto il territorio, in varie parti, Vargiu afferma la necessità di «fare un passo ulteriore». Per questo accoglie favorevolmente la proposta di convocare un tavolo di confronto tra Villa Recalcati e i Comuni interessati, mettendo insieme amministratori e tecnici, con l’obiettivo di «individuare soluzioni concretamente applicabili anche alle realtà montane».

«Quello lanciato dal consigliere Passera è sicuramente uno stimolo interessante, sul quale siamo pronti a lavorare. Ma – conclude – credo che la strada giusta sia farlo insieme, Provincia e Comuni, individuando strumenti, risorse e responsabilità condivise. Un problema di queste dimensioni, che riguarda la sicurezza delle strade provinciali, non può tradursi semplicemente nel trasferimento sui Comuni di un onere economico e operativo così pesante».

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