Una giornata per parlare di Alzheimer, ma soprattutto per raccontare un modo diverso di prendersi cura delle persone con demenza. È questo il significato dell’iniziativa organizzata dalla Fondazione Mons. G. Comi per lunedì 21 settembre, Giornata Mondiale dell’Alzheimer, negli spazi del Giardino del Polo per la Cura delle Demenze.
L’appuntamento sarà l’occasione per ripercorrere il lavoro realizzato dalla Fondazione negli ultimi anni per la riqualificazione del Nucleo Alzheimer e per presentare il progetto “Orti della Memoria”, dedicato all’ortoterapia e all’utilizzo delle terapie non farmacologiche come strumenti capaci di contribuire al benessere e alla qualità della vita dei residenti.
Il pomeriggio prenderà il via alle 14.15, con l’accompagnamento musicale del gruppo “Sciuera”, che proporrà canti popolari e brani della tradizione. Alle 14.45 sarà quindi presentato il progetto di ortoterapia, con l’illustrazione delle attività realizzate insieme ai residenti.
A seguire ci sarà un momento conviviale con gelato e dolcetti, in un’atmosfera di festa semplice e sobria, pensata soprattutto come occasione per stare insieme, condividere un momento di serenità e rafforzare il legame tra residenti, operatori, familiari e comunità.
L’iniziativa si inserisce in un percorso più ampio che la Fondazione Comi ha sviluppato negli ultimi anni nell’ambito della cura delle demenze.
Il Nucleo Alzheimer, destinato all’accoglienza di persone con disturbi cognitivi e comportamentali, dispone di ambienti progettati per garantire protezione e sicurezza e di un ampio giardino dedicato. Accanto all’assistenza sanitaria e sociosanitaria, la Fondazione ha progressivamente sviluppato attività terapeutiche e interventi educativi orientati alla persona e alla sua qualità di vita.
Un percorso che, nelle parole del Presidente Gianfranco Malagola e della Vice Presidente Enrica Nogara, rappresenta una trasformazione che riguarda non soltanto gli spazi, ma soprattutto il modo di intendere l’assistenza.
«Negli ultimi anni abbiamo investito molto per trasformare e riqualificare il Nucleo Alzheimer, non soltanto dal punto di vista degli spazi, ma soprattutto nel modo di concepire l’assistenza alle persone con demenza – sottolineano, anche a nome del CdA –. La nascita del Polo per la Cura delle Demenze ha rappresentato un passaggio importante di questo percorso: abbiamo voluto creare ambienti più accoglienti, familiari e adeguati alle esigenze dei residenti, accompagnando gli interventi strutturali con una crescente attenzione alla formazione, alle attività e alla qualità della vita».
«Il nostro impegno – aggiungono – è proseguire su questa strada, migliorando ulteriormente ciò che è stato realizzato e facendo del Polo un luogo sempre più aperto alle famiglie e alla comunità».
È proprio all’interno di questa visione che nasce “Orti della Memoria”, un progetto che punta a valorizzare l’ortoterapia come esperienza di stimolazione, relazione e benessere.
Per il Direttore Generale Pierfrancesco Buchi, la sfida è consolidare sempre di più il ruolo delle terapie non farmacologiche nella quotidianità del Polo.
«Quando parliamo di Alzheimer, la cura non può esaurirsi nell’aspetto sanitario e farmacologico. La relazione, la musica, il contatto con la natura, la stimolazione sensoriale e le attività capaci di richiamare gesti e abitudini della vita quotidiana possono diventare parte integrante del percorso di cura», spiega Buchi.
Da qui l’idea di riportare la natura al centro della quotidianità delle persone con demenza.
«Il progetto degli orti nasce esattamente da questa visione: mettere le mani nella terra, prendersi cura di una pianta, riconoscere profumi e colori sono gesti semplici, ma possono stimolare ricordi, emozioni e capacità ancora presenti».
Un approccio che guarda alla persona oltre la malattia e che punta a valorizzare ciò che ancora può essere espresso, attraverso esperienze concrete e familiari.
Il progetto degli orti si accompagna a un ulteriore obiettivo: la progressiva riqualificazione del Giardino Alzheimer, affinché possa diventare sempre più parte integrante del percorso di cura.
«Vogliamo che diventi sempre più uno spazio terapeutico da vivere e non semplicemente un’area esterna alla struttura – sottolinea il Direttore Generale –. Un luogo nel quale residenti, operatori e familiari possano ritrovarsi e dove la natura stessa possa diventare uno strumento di relazione e di cura».
Il giardino, dunque, non come semplice spazio verde, ma come ambiente capace di offrire stimoli sensoriali, occasioni di socializzazione e attività significative. Un luogo nel quale gesti apparentemente semplici possono assumere un valore importante per chi vive quotidianamente la demenza.
Il progetto di ortoterapia e le attività legate alla valorizzazione del giardino sono realizzati con il contributo della Fondazione Comunitaria del Varesotto, che ha sostenuto il percorso promosso dalla Fondazione Comi.
La Giornata Mondiale dell’Alzheimer del 21 settembre vuole quindi essere molto più di un momento celebrativo. È un’occasione per mostrare concretamente il percorso intrapreso dalla Fondazione e per raccontare una concezione della cura nella quale gli interventi sanitari si affiancano alla relazione, alle attività, alla socialità e alla valorizzazione delle capacità individuali.
Una festa semplice, con la musica, il gelato, i dolcetti e soprattutto la possibilità di stare insieme. Ma anche un momento per ricordare che, dietro la diagnosi di Alzheimer, continua a esserci una persona con una storia, ricordi, emozioni, abitudini e capacità che meritano di essere riconosciute e valorizzate.
È anche da questa consapevolezza che passa il percorso della Fondazione Comi: prendersi cura di una persona con demenza significa continuare a vedere la persona, oltre la malattia.
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