Da oggi, martedì 15 settembre, scattano in tutta la Lombardia i nuovi termini per prenotare visite ed esami: dieci giorni per fissare un appuntamento con le ricette urgenti (classe U) e trenta giorni per quelle brevi (classe B). Scaduti questi giorni, la ricetta non è più valida e il paziente deve rifare l’impegnativa dal medico di base: una «stretta che rischia di scaricare l’inefficienza delle liste d’attesa direttamente sui cittadini», come denuncia il consigliere comunale e capogruppo de “La nostra Luino” Marco Massarenti.
«La legge parla chiaro da anni: se il pubblico non ha posto nei tempi previsti dalla ricetta, 72 ore per l’urgenza, 10 giorni per la breve, l’azienda sanitaria deve garantire la visita privatamente a spese del servizio sanitario, facendo pagare al paziente solo l’eventuale ticket. Invece – sottolinea Massarenti – cosa succede? Chi chiama il CUP o va allo sportello spesso si sente dire a voce che i posti sono finiti. Il risultato è che passano i 10 o i 30 giorni, la ricetta scade per colpa del sistema e il malato si ritrova senza visita e costretto a pagare 150 euro di tasca propria per un controllo privato».
«Per questo – prosegue il consigliere comunale – la battaglia che porto avanti da tempo è una sola: la ricevuta obbligatoria dal CUP. Se non c’è disponibilità, l’operatore non può liquidare l’utente a parole e il portale non può limitarsi a una schermata di errore. Il sistema deve rilasciare una risposta scritta, che sia un foglio allo sportello o una notifica tracciata direttamente sul Fascicolo Sanitario Elettronico del cittadino, con data, ora e motivo del mancato appuntamento. Quel documento serve a due cose precise: dimostra che il cittadino ha cercato di prenotare in tempo bloccando la scadenza della ricetta, e diventa la prova formale con cui pretendere la visita in libera professione a carico dell’ASST».
«Nei nostri paesi dell’Alto Verbano la situazione è ancora più pesante – evidenzia infine Masssarenti – Tra l’ospedale di Luino che continua a perdere pezzi, gli anziani che non sanno usare il fascicolo elettronico o lo Spid e i chilometri da fare per andare a Varese o altrove, queste nuove scadenze sono un muro contro chi ha bisogno di curarsi. Regione e ASST Sette Laghi non possono far finta di niente: serve una presa di posizione netta a tutela del territorio e dei pazienti più fragili».
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