La XVI edizione del Cadegliano Festival – Piccola Spoleto, diretta con la consueta dedizione da Silvia Priori e promossa da Teatro Blu, si è conclusa con il weekend del 13 e 14 giugno, archiviando un’edizione ricca di spettacoli, incontri e momenti destinati a rimanere nella memoria.
Il suggestivo borgo, caratterizzato dalle sue ville Liberty, come Villa Menotti e Villa Toletti, ha registrato una vasta affluenza di pubblico, un mosaico eterogeneo di spettatori giunti non solo dalle diverse province della Lombardia, ma anche da oltre Alpe.
La Biblioteca Comunale ha ospitato «Un racconto in divenire», a cura di Monica Brenga, una mostra che esplora concetti legati al cambiamento, alla trasformazione e ai processi di mutamento. Nel Cortile Luigi Bello, invece, l’esposizione «Si apra il sipario!!!», a cura di Enrico Colombo, ha accompagnato idealmente il percorso verso i cinquant’anni di attività del maestro d’arte. Il festival ha dimostrato ancora una volta che l’arte visiva non è un semplice contorno, ma un cuore pulsante dell’esperienza di Cadegliano. Le mostre inaugurate nel weekend sono state molto apprezzate dai visitatori che hanno affollato i luoghi storici del borgo. Infine, nella splendida cornice di Villa Menotti, la mostra «La precisione del caso» di Vincenzo Cristini ha completato il percorso espositivo. Le opere, inserite nell’architettura e negli spazi della villa, hanno creato un dialogo capace di coinvolgere tanto gli esperti quanto i visitatori arrivati semplicemente per curiosità.
Un festival che guarda al futuro non può prescindere dalle nuove generazioni, e in questo senso un grande riconoscimento va agli allievi della Scuola di Teatro Blu, patrocinata dal Comune di Lavena Ponte Tresa. Con le loro rappresentazioni di Peter Pan e L’Isola del Tesoro, curate dagli attori Roberto Gerbolès e Arianna Rolandi, i giovani interpreti hanno dimostrato impegno, talento e una freschezza capace di dialogare con il pubblico.
Non sono mancati ovviamente momenti di alto spessore intellettuale e drammaturgico grazie alle proposte di prosa, che hanno calamitato l’attenzione del pubblico del sabato sera. Ad accendere Cadegliano Festival è stato Mario Pirovano, con il suo tributo a Dario Fo e San Francesco d’Assisi, «Lu Santo Jullare Francesco», spettacolo che ha rapito il pubblico durante il primo weekend.
Proprio Pirovano è stato anche protagonista di uno degli incontri che, personalmente, porterò con me da questa edizione del festival. Ero presente alla serata e, essendo arrivata con un certo anticipo, mi trovavo seduta in prima fila. Pirovano mi aveva riconosciuta dopo avermi visto nella performance dei Giovani Adulti e, prima dello spettacolo, si è avvicinato per parlarmi. Quello che avrebbe potuto essere un semplice saluto si è trasformato in una conversazione lunga e sorprendentemente personale.
Mi ha raccontato della sua vita, del suo incontro con Dario Fo e Franca Rame, di quella che sembra quasi una frase da teatro ma che racchiude bene l’imprevedibilità di certe svolte: «Sai com’è, una sera vai a teatro e ti cambia la vita». Mi ha raccontato di essere andato a vivere con loro e di come, pur non avendo inizialmente la minima intenzione di fare l’attore, sia finito per intraprendere proprio quella strada. A colpirmi è stato soprattutto il momento in cui ha scoperto che avevo la sua stessa età quando lui aveva incontrato Dario Fo. Si è commosso e, forse proprio per questo, ha voluto incoraggiarmi nel mio percorso artistico. «Non arrenderti», mi ha detto, «non sai mai cosa può capitare». Sono parole semplici, ma dette da una persona che ha attraversato una vita artistica tanto particolare assumono un peso diverso. E sono anche il genere di parole che spiegano, forse meglio di qualsiasi dichiarazione ufficiale, cosa può accadere in un festival come questo: non soltanto assistere a uno spettacolo, ma incontrare persone, ascoltare storie, ricevere per caso un incoraggiamento che può rimanere con te molto più a lungo della durata di una rappresentazione.
A seguire, l’intensa interpretazione di Il Movimento Elementare, con Fabiano Alborghetti e Massimiliano Zampetti, ha regalato agli spettatori una riflessione profonda e intima. Subito dopo, i riflettori si sono accesi su un altro protagonista di grande rilievo del teatro italiano contemporaneo: Gabriele Vacis. Anche in questo caso, ho avuto la possibilità di assistere personalmente all’incontro. Quello di Vacis è stato un momento particolare, costruito a partire da «Il pranzo di Babette», il racconto di Karen Blixen nel quale un pranzo diventa molto più di un semplice atto conviviale. La riflessione si è sviluppata proprio attorno alla ricerca di qualcosa di difficile da nominare, qualcosa che non si lascia facilmente definire ma che, attraverso i piatti preparati da Babette, riesce a diventare vivo e presente per chi li assaggia. Non una spiegazione del teatro, dunque, ma una riflessione sulla possibilità dell’arte di rendere percepibile ciò che normalmente non sappiamo nominare.
A far calare il sipario sul festival, domenica 14 giugno a Villa Menotti, è stato lo spettacolo per bambini e famiglie «Il segreto del bosco», portato in scena dalla compagnia Micro Teatro di Perugia. Una scelta capace di chiudere il weekend e l’intera manifestazione nel segno del divertimento e della bellezza, affrontando temi come l’autodeterminazione, il rispetto delle differenze e il superamento dei pregiudizi. Un finale luminoso, capace di unire generazioni diverse sotto il segno della meraviglia.
«Passione, dedizione e impegno sono state le chiavi del successo di questa XVI edizione», afferma Silvia Priori, «capace di aggregare un pubblico eterogeneo e farlo sognare. Ogni spettacolo ha acceso un dialogo, ogni incontro ha generato un’energia nuova, ogni artista ha lasciato un segno vivo nel cuore del nostro territorio».
«Mi piace, dopo gli spettacoli, creare momenti di convivialità, accogliere il pubblico e gli artisti, farli dialogare fra loro e brindare insieme al successo. È in quei minuti sospesi – un bicchiere che si alza, un sorriso che si accende, una parola che diventa ponte – che sento davvero il senso profondo di questo festival: la comunità che si riconosce, si ritrova, si emoziona», prosegue Priori.
Ed è forse proprio questa la sensazione che rimane alla fine del Cadegliano Festival: quella di aver vissuto qualcosa di colorato e irripetibile, fatto di spettacoli ma anche di incontri inattesi, conversazioni, silenzi, racconti e persone che portano con sé storie molto più grandi dei confini del luogo che le accoglie. Per un paio di weekend, infatti, Cadegliano diventa un piccolo universo. Ed è forse questo il ricordo più bello che il festival lascia: la sensazione che l’arte possa ancora sorprenderci non soltanto dal palcoscenico, ma anche sedendosi accanto a noi in prima fila, raccontandoci una storia durante una pausa o lasciandoci una frase da portare a casa.
«E così, tra le luci delle ville, il profumo dei giardini e la magia delle voci che risuonano ancora nell’aria, Cadegliano Festival – Piccola Spoleto si conclude con un entusiasmo che non si spegne, ma cresce, si moltiplica, si prepara a illuminare ciò che verrà. Il viaggio continua, più forte, più coraggioso, più condiviso che mai», conclude Priori.
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