Provincia di Varese | 10 Giugno 2026

Varesotto, bilancio positivo per l’apicoltura. Annata buona per il miele d’acacia

Malgrado il riscaldamento globale e la fioritura prematura, i risultati si mostrano soddisfacenti confermando la provincia come realtà strategica

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Nella provincia di Varese, è stato registrato un bilancio positivo per quanto riguarda l’annata apistica, che è stata segnata da un buono sviluppo delle famiglie di api permettendo di ottenere risultati incoraggianti nonostante le sfide poste dai cambiamenti climatici a cui il settore agricolo deve necessariamente adattarsi.

Una delle produzioni principali del territorio, il raccolto d’acacia, si è confermato soddisfacente malgrado l’anticipo della fioritura di circa quindici giorni rispetto alla norma e l’impatto del caldo precoce, che però non ha compromesso i risultati finali poiché la fase di fioritura si era già conclusa.

Si stima quindi una produzione media di acacia pari a circa 15 kg per arnia nella zona sud della provincia, mentre nel nord, dove è stato registrato un calo delle temperature durante la fase di maturazione che ha costretto le api a consumare una parte del prodotto, si registra una media di 10 kg.

«Quello dell’apicoltura è un settore strategico per il territorio della provincia di Varese per continuare a produrre miele è assolutamente necessario investire nella ricerca per contrastare gli effetti del cambiamento climatico che hanno portato ad un indebolimento delle api. Occorre capire ad esempio quali tipi di robinie servano al meglio per produrre miele d’acacia e quali altre piante nettarifere possano essere utili anche all’agricoltura.Per fare questo occorre puntare sulla ricerca e sulla collaborazione con l’università», spiega Giacomo Brusa, presidente di Confagricoltura Varese .

La provincia di Varese si conferma come una realtà autosufficiente e capace di esportare miele, un’eccezione positiva che relativamente ad altri comparti alimentari che vedono la provincia come importatrice, è forte di un know-how storico e di una presenza capillare composta da 4503 apicoltori, 8292 apiari censiti e 75152 alveari.

«Quest’anno c’è stato un buon sviluppo delle famiglie spero che la produzione torni a rendere come qualche anno fa, specialmente per quei ragazzi volenterosi che hanno deciso di dedicarsi e investire nell’apicoltura», sottolinea Guido Brianza, apicoltore varesino.

Nonostante l’importante riconoscimento del miele di acacia DOP, ottenuto dopo un lungo e complesso iter burocratico in un momento in cui un tempo in cui il settore contava numerose aziende professionali poi diminuite, emerge la necessità di valorizzare  questo prodotto, lavorando attivamente per diffondere la cultura del miele nei nostri territori, dove si riscontra ancora un basso consumo rispetto all’elevata capacità produttiva.

«Dobbiamo avere la forza di valorizzare il nostro prodotto, nelle nostre zone c’è un’alta produzione di miele ma un basso consumo, bisognerebbe lavorare ad una diffusione della cultura di questo nostro prodotto», spiega Federico Tesser, apicoltore varesino dell’azienda agricola “Fonte incantata”.

I dati del 2023 riportati da ISMEA indicano in Italia un consumo pro capite annuo di 700 grammi, suddiviso equamente tra consumo tal quale e utilizzo come ingrediente, a fronte di 600 grammi in Europa e ben 1,5 kg in Germania, evidenziando ampi margini di crescita per il nostro mercato interno dove, per la produzione attuale, il prezzo di vendita si manterrà equo per i produttori.

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