Lombardia | 10 Aprile 2026

Tassa salute e frontalieri, Astuti e Orsenigo: «Regione chieda l’abrogazione della norma»

Il governo italiano vorrebbe applicare la tassa salute ai lavoratori frontalieri, i consiglieri regionali del Pd: «L'introduzione di un'imposta ulteriore è una violazione diretta»

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«L’audizione in Commissione Lombardia Svizzera è saltata, ma noi andiamo avanti lo stesso e martedì, in consiglio regionale, si discuterà la nostra mozione sulla tassa salute», lo annunciano i consiglieri regionali del Pd, Samuele Astuti e Angelo Orsenigo,  componenti della Commissione speciale che regola i rapporti tra la Regione e il Cantone di confine, appena dopo aver depositato l’atto, già all’ordine del giorno della seduta.

«Chiediamo senza tanti giri di parole alcuni precisi impegni: la Giunta deve sollecitare il Governo al rispetto di quanto previsto dall’accordo italo-svizzero del 2020; deve richiedere l’abrogazione delle norme che prevedono l’introduzione della tassa sulla salute; non deve dare corso alla normativa nazionale, sia primaria che secondaria», affermano Astuti e Orsenigo.

«Deve sollecitare un confronto tra Italia e Svizzera per la continuità e la stabilità, nei termini previsti dall’accordo fiscale del 2020, del pagamento dei ristorni per tutto il periodo transitorio indicato dallo stesso accordo», aggiungono i democratici.

«Nella mozione ribadiamo un concetto basilare: l’articolo 9, comma 1, dell’Accordo tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica Italiana, relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri, stabilisce in modo chiaro e vincolante che i lavoratori frontalieri rientranti nel regime transitorio, quelli che noi definiamo vecchi frontalieri, sono assoggettati a imposizione fiscale solo nello Stato dove esercitano l’attività lavorativa, cioè in Svizzera», continuano i consiglieri regionali del Pd.

«Pertanto, l’introduzione da parte del Governo italiano di un’imposta ulteriore sul reddito di questi lavoratori costituisce una violazione diretta e sostanziale di questo passaggio dell’accordo – proseguono – E non c’è dubbio che sia un’imposta perché verrebbe prelevata dallo Stato italiano su tutti i vecchi frontalieri, calcolata sul reddito da lavoro frontaliero già tassato alla fonte in Svizzera, non sarebbe parametrata a servizi individuali realmente forniti, ma avrebbe carattere generale, tipico dell’imposizione tributaria», precisano Astuti e Orsenigo.

«Ma a queste già gravi motivazioni si aggiunge il serio rischio che Canton Ticino e Svizzera possano decurtare l’importo dei ristorni da versare all’Italia in misura equivalente all’imposta sanitaria prelevata illegittimamente ai frontalieri. Un intervento potenzialmente legittimo e motivabile sulla base del diritto internazionale», spiegano.

«Ma la sospensione del versamento all’Italia, parziale o totale, con la decurtazione dei ristorni, comprometterebbe la tenuta dei bilanci dei Comuni di frontiera, mettendo gravemente a rischio l’erogazione di servizi essenziali per le comunità locali», continuano i dem.

«A questo la maggioranza che governa Regione Lombardia ci ha mai pensato? Temiamo di no, viste le dichiarazioni contraddittorie fatte prima dal presidente della Regione e poi dal consigliere lecchese di FdI (“La applichiamo se la applicano tutti”) – ricordano -. Magari dentro al centrodestra va fatta un po’ di chiarezza».

«Intanto, poiché il Decreto interministeriale conferisce alle regioni i criteri di applicazione della norma, scopriamo che il Piemonte ha più volte dichiarato di non voler procedere, Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige non si sono ancora espressi, dimostrando che non sono così interessati», concludono Orsenigo e Astuti.

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