Bedero Valcuvia | 20 Gennaio 2026

Bedero Valcuvia celebra Sant’Antonio nel segno della tradizione e della comunità

Nel weekend in tanti, con numerosi giovani e giovanissimi, si sono ritrovati nella piazza del paese per una festa sentita e partecipata, fatta di riti ma anche di convivialità

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(articolo di Cesi Colli) Gennaio, con il suo freddo pungente e le sue giornate così brevi, a Bedero Valcuvia ha un sapore particolare. È il tempo della festa di Sant’Antonio Abate, patrono capace ogni anno di richiamare il calore della tradizione, dei ricordi e della comunità. Curiosamente, pur essendo la chiesa parrocchiale dedicata a San Ilario di Poitiers, è proprio Sant’Antonio a raccogliere attorno a sé un sentimento condiviso che appartiene a tutto il paese.

Anche quest’anno Bedero si è stretta attorno ai suoi tre giovani capifestaDaniele Capoferri, Alessandro Paladini Molgora e Marco Zilli – che hanno interpretato con serietà e orgoglio un ruolo antico, espressione di una tradizione tutta al maschile che continua a rinnovarsi. Nei giorni precedenti la festa, i capifesta hanno bussato a ogni porta del paese, raccogliendo offerte, parole ed empatia, preparando con cura ogni dettaglio.

Il 17 e 18 gennaio il paese era pronto: la piazza illuminata, le pentole sul fuoco, i cuori colmi di attesa.

Il sabato sera la piazza si è animata di voci, profumi e convivialità. Lo stand gastronomico ha accolto grandi e piccoli, offrendo la possibilità di cenare insieme sia all’aperto, riscaldati dal grande braciere, sia negli spazi dell’oratorio. Un plauso particolare va al gruppo di giovani cuochi che, con entusiasmo e competenza, hanno saputo proporre piatti ottimi e gustosi.

Il momento più atteso è stato il Rito del Lanternino. I capifesta hanno fatto il loro ingresso in piazza portando l’antica alabarda, ornata da nastri colorati, ciascuno con il nome dei capifesta che si sono avvicendati nel tempo. Un legame visibile che unisce passato e presente, memoria e identità. Impugnarla durante il rito significa assumersi, anche solo per una notte, la responsabilità di custodire la storia e l’orgoglio di un intero paese. Il lanternino, legato a un filo, è salito lentamente fino alla cima del campanile, come una piccola scintilla di speranza che si perde nel cielo, seguito da un’esplosione di luci che ha colorato il buio: lo spettacolo pirotecnico ha rinnovato un’emozione che ogni anno sa sorprendere.

La sera della sagra patronale la piazza era gremita, ma a colpire più di tutto era la presenza numerosissima di bambini, ragazzi e giovani. In un tempo in cui spesso si sente dire che i giovani siano distanti dalla vita comunitaria, vederli così partecipi e coinvolti è stato un segnale incoraggiante. A rendere possibile tutto questo ha contribuito anche la musica della giovane band “Lavori in corso”, capace di trasformare la piazza in uno spazio vivo e accogliente. Un’intuizione riuscita, resa possibile anche grazie al parroco don Valerio, che ha saputo comprendere i tempi e riportare i giovani al centro della comunità.

La domenica mattina, prima della S. Messa, la tradizionale benedizione degli animali sul sagrato ha ricordato l’origine semplice e autentica della festa. Non più gli animali del mondo contadino, ma cani e gatti, compagni della vita quotidiana, affidati alla protezione di Sant’Antonio.

Nel pomeriggio la processione, seguita dal canto dei Vespri, con la statua e la reliquia del Santo, ha attraversato lentamente le vie del paese, accompagnata dalla preghiera e dalla musica della banda della Rasa.

All’organo hanno suonato due giovanissimi, Sebastiano e Tommaso, che con emozione e talento hanno accompagnato sia la S. Messa sia i Vespri.

L’incanto dei canestri e la tradizionale lotteria hanno infine chiuso un fine settimana intenso e partecipato.

Anche quest’inverno Bedero Valcuvia si è scaldata non solo con il fuoco del braciere, ma con quello, più profondo, che arde nel cuore di una comunità viva e unita.

Foto della sagra: Luca Luppi

Foto della processione: Francesco Capoferri

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