Varese | 19 Dicembre 2023

Sangiano, spaccio sotto il Picuz: dalla segnalazione del sindaco alla condanna del giovane pusher

Due anni e due mesi per un 23enne nordafricano arrestato lo scorso gennaio dopo un blitz dei carabinieri nei boschi. Aveva con sé cocaina, hashish ed eroina

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Era stato il sindaco di Sangiano, Matteo Marchesi, lo scorso gennaio, a segnalare strani movimenti nei boschi che conducono in vetta al monte Picuz. E proprio tra quelle piante, grazie alla “dritta” del primo cittadino, i carabinieri di Luino, Cuvio e Laveno avevano tratto in arresto tre pusher nordafricani, sorpresi nel sonno all’interno del bivacco allestito per vendere droga. Poi la giustizia ha fatto il suo corso, e dopo la condanna di uno spacciatore (5 anni di reclusione con rito abbreviato) e il patteggiamento di uno dei complici (2 anni e 10 mesi) il tribunale di Varese ha emesso il proprio verdetto anche per quanto riguarda la posizione del terzo pusher arrestato in quel giorno d’inverno: un 23enne marocchino condannato a due anni e due mesi, e al pagamento di una multa di 4mila euro.

Il giovane, detenuto in carcere a Busto Arsizio, è comparso davanti al giudice Andrea Crema nel primo pomeriggio di oggi, martedì 19 dicembre, e prima della sentenza ha pronunciato una sola frase: «Ho sbagliato, mi dispiace tanto».

Poi la parola è passata alle parti, e il pubblico ministero Nicola Ronzoni ha chiesto la condanna a 8 anni e 4 mesi di reclusione per il pusher, che al momento dell’arresto aveva con sé una cinquantina di grammi tra hashish, cocaina ed eroina, 1.300 euro in contanti e un bilancino. Nel tentativo di fuga i pusher si erano scontrati con i militari dell’Arma, e un carabiniere del Nucleo radiomobile di Luino, tra i pugni e le spinte, era finito su un braciere acceso. Risultato: 15 giorni di prognosi per un’ustione alla gamba sinistra.

«Non si è capito chi dei tre spacciatori abbia aggredito il carabiniere», ha sottolineato nella sua arringa l’avvocato Simona Ronchi, chiedendo l’assoluzione del giovane dall’accusa di resistenza a pubblico ufficiale (richiesta poi accolta dal giudice).

Quanto all’attività di spaccio il difensore, chiedendo il minimo della pena, si è soffermato sul peso sociale della problematica, riprendendo i concetti già espressi dal gip subito dopo gli arresti, con particolare riferimento al triste destino dei giovani stranieri che una volta in Italia finiscono nella rete delle organizzazioni criminali: «Fanno parte della bassa manovalanza – ha specificato in conclusione l’avvocato, sostenendo che soldi e droga trovati addosso al ragazzo fossero riconducibili anche all’attività dei complici – Persone che cercano fortuna e vengono risucchiate dalle conseguenze dello spaccio, e dagli effetti di meccanismi più grandi di loro».

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