Varese | 2 Aprile 2023

Il “miracolo” di inizio aprile 1944: la cappella del cimitero indenne tra le macerie dei bombardamenti

LA VARESE NASCOSTA - La cappella della famiglia Baragiola scampò miracolosamente all'attacco della Royal Air Force che nella notte tra l’1 e il 2 aprile del 1944 rase al suolo il camposanto di Masnago

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Torna l’appuntamento con la rubrica dedicata alla storia, agli aneddoti e al patrimonio storico e culturale di Varese e del Varesotto in collaborazione con l’associazione La Varese Nascosta. Ogni sabato pubblichiamo un contributo per conoscere meglio il territorio che ci circonda.

Oggi ripercorriamo la storia di un monumento miracolosamente scampato ai bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale.

I bombardieri della Royal Air Force mancarono il bersaglio, lo stabilimento dell’Aeronautica Macchi, ma gli effetti collaterali furono disastrosi: 17 morti e gravi danni a edifici pubblici e privati. Il primo dei bombardamenti alleati del 1944, avvenuto nella notte tra l’1 e il 2 aprile 1944, gettò nel terrore Varese, fino ad allora risparmiata dagli attacchi dal cielo.

Le bombe e gli spezzoni incendiari, lanciati dagli aerei britannici che volavano a 4.000 metri d’altezza per sfuggire alla contraerea, seminarono morte e distruzione in un’area vasta, da Casciago e Masnago al centro cittadino. Ordigni caddero anche a Casbeno, a Bobbiate e, sul lato opposto del territorio, alle Bettole e a San Fermo.

Tra le diciassette vittime varesine (16 restarono sotto le macerie e una, un giovane operaio, morì tre giorni dopo) l’ingegner Vincenzo Ricci, maggiore dell’Aeronautica, ucciso con l’intera famiglia a Villa Bolchini danneggiata dalle bombe e la famiglia Campiotti, di cui si salvò solo una bimba. Un’altra persona morì nel confinante comune di Casciago.

A Masnago, oltre a Villa Bolchini, le bombe distrussero o danneggiarono gravemente l’antico cimitero a fianco di Villa Baragiola, Villa Bianchi e altre abitazioni private, i parchi del Seminario e di Villa Tosi al Nonaro, il monumento ai Caduti all’angolo tra le vie Bolchini e Petracchi, la pista ciclistica dello stadio e lo stabilimento della carrozzeria Amolari.

Altri edifici industriali, tra cui il magazzino dei mobilieri Alesini e l’antica tipografia Nicola, furono distrutti dalle bombe che colpirono anche il carcere dei Miogni, il convento e la cappella dei frati Francescani che erano stati ricavati nell’antica Cascina Brunella, oltre a diversi edifici che sorgevano tra via Staurenghi e via Veratti.

Come si legge nella Cronaca Prealpina del 4 aprile, la città rese omaggio alle vittime del bombardamento con solenni funerali in San Vittore, a cui partecipò l’arcivescovo di Milano, cardinale Alfredo Ildefonso Schuster. Una gara di solidarietà garantì un tetto ai trecento varesini che ne erano rimasti privi.

NOTA: Le immagini proposte, fotografie scattate dai vigili del fuoco, provengono dall’archivio della signora Giulia Moro messo a disposizione dall’amico Lale Saggese. Sui due attacchi aerei subiti da Varese Pietro Macchione ha scritto e editato nel 2010 il libro “Aprile 1944. Varese sotto le bombe”. I due bombardamenti sono rievocati dal profilo storico scritto dall’amico Maniglio Botti per il volume “Masnago si racconta. Undici secoli di storia, trent’anni di Palio”, editato dal comitato organizzatore in occasione del trentennale (1979-2009) della manifestazione masnaghese.

Fausto Bonoldi per La Varese Nascosta

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