Lombardia | 24 Gennaio 2023

Sanità, da Regione un nuovo provvedimento per ridurre le liste di attesa

La delibera approvata ieri estende la tipologia di prestazioni rallentate dalla pandemia. Critiche da Pd e M5S: «Qualcosa non torna, contattato solo 1/3 dei cittadini. Sanità agonizzante»

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Estendere la tipologia delle prestazioni ambulatoriali che, causa Covid, hanno subito rallentamenti provocando un aumento dei tempi d’attesa: lo prevede una delibera proposta dall’assessore regionale al Welfare approvata ieri dalla Giunta regionale lombarda. Si tratta del secondo provvedimento finalizzato al contenimento delle liste d’attesa.

In tal senso Regione Lombardia chiede ad ASST, IRCCS e soggetti privati accreditati di aumentare le prestazioni di specialistica ambulatoriale.

In particolare, nel provvedimento è previsto l’aumento delle prestazioni strumentali di diagnostica per immagini, quali mammografia bilaterale, diagnostica ecografica del capo e del collo, esofagogastroduodenoscopia, colonscopia con endoscopio flessibile, elettrocardiogramma dinamico, spirometria globale, eco(color)dopplergrafia degli arti superiori o inferiori o distrettuale, arteriosa o venosa, tomografia computerizzata dell’addome completo, senza e con contrasto, tomografia computerizzata del torace, senza e con contrasto, ecografia dell’addome superiore.

Tale secondo provvedimento urgente per il contenimento dei tempi di attesa per le prestazioni di diagnostica per immagini approvato ieri prevede la realizzazione di un cruscotto di monitoraggio e messa a disposizione alle ATS e Agenzia dei Controlli per la
programmazione e il monitoraggio sul territorio, l’attivazione dell’Agenzia dei Controlli per il monitoraggio delle agende sature e l’attuazione di azioni tempestive. Ed ancora l’estensione di incentivanti per il personale ospedaliero nelle strutture pubbliche per incrementare l’offerta e approfondimenti finalizzati al miglioramento dell’appropriatezza prescrittiva.

L’atto segue il primo provvedimento dello scorso novembre in cui Regione Lombardia aveva già individuato, attraverso un monitoraggio effettuato dalla Direzione Generale Welfare, le 10 prestazioni ambulatoriali che necessitano di un miglioramento dei tempi. Nel dettaglio, prima visita oculistica, prima visita dermatologica, eco (color) dopplergrafia cardiaca, ecografia bilaterale della mammella, ecografia addome completo, prima visita ortopedica, eco(color)doppler dei tronchi sovraaortici, prima visita cardiologica, prima visita endocrinologica/diabetologica e prima visita neurologica (neurochirurgica).

Sono stati messi a disposizione in 20 giorni 180.000 slot aggiuntivi per le dieci prestazioni ricontattati 23.000 cittadini con appuntamento prenotato fuori soglia tra gennaio e giugno, 8.000 dei quali hanno ricevuto l’appuntamento entro la fine di gennaio. Pertanto, per gli esami con priorità B (entro 10 giorni) è aumentata di 6 punti la percentuale di appuntamenti garantiti (passando da 49% a 55%) e per la priorità D (entro 30 giorni) di 9 punti (da 45% a 54%).

Regione Lombardia, in questo modo, prevede l’aumento delle disponibilità di slot per l’erogazione della singola prestazione, per garantire un volume pari all’erogato dello stesso mese del 2019 incrementato del 10%; l’aumento delle agende trasparenti prenotabili e l’ottimizzazione da parte delle strutture sanitarie della propria capacità organizzativa.

Critiche, sul nuovo provvedimento della giunta, le opposizioni, a partire dal Partito Democratico: «Qualcosa non torna. – ha affermato il consigliere regionale Samuele Astuti – Il 30 novembre, quando fece la prima delibera sulle liste d’attesa, Fontana diceva che avrebbero richiamato entro un mese 66mila cittadini che non avevano trovato posto nei tempi indicati dalla prestazione. Due mesi dopo annuncia che ne sono stati contattati 23mila, circa un terzo, e solo per 8mila di loro le visite o gli esami sono stati riprogrammati in tempo. Davvero una piccola parte, considerando che in questi due mesi se ne sono aggiunti altri di cittadini messi in liste d’attesa troppo lunghe. Solo 8mila persone hanno giovato di questa iniziativa della giunta Fontana, mentre tutte le altre, contattate o meno, o sono in attesa oppure hanno deciso di ricorrere alla visita o esame a pagamento. Esito davvero misero, più di propaganda che reale, e sulla salute dei cittadini non si può fare propaganda».

«Questa delibera è un atto di accanimento terapeutico su di una sanità lombarda agonizzante dopo quasi trent’anni di cattiva amministrazione da parte del centrodestra lombardo – ha sostenuto da parte sua Gregorio Mammì (M5S Lombardia) – Con una disperata iniezione di risorse somministrata in piena campagna elettorale, si cerca di cancellare dal ricordo di quanti più lombardi possibili il disastro compiuto da Fontana e Gallera. Finendo però per evidenziarne ancor più le responsabilità. Di fatti se erano in grado di mettere in campo un simile sforzo, perché aspettare due settimane dal voto? Per trent’anni hanno favorito il privato e dimenticato il pubblico e la medicina territoriale, con i risultati sotto gli occhi di tutti. Motivo per cui pensiamo sia arrivato il momento di interrompere l’accanimento terapeutico. È il momento che i cittadini stacchino la spina a questo centrodestra».

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