Varese | 10 Novembre 2022

Luino, furti in casa dei pazienti: la dottoressa patteggia

Due anni e sei mesi per la professionista finita nei guai in epoca covid per aver rubato dei gioielli durante una visita a domicilio. Vicenda ridimensionata in aula con l'accordo tra accusa e difesa

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Accusa e difesa hanno raggiunto un accordo, poi ratificato dal Tribunale di Varese: 2 anni e 6 mesi, più 405 euro di multa. Queste le cifre del patteggiamento che ha posto fine alla vicenda giudiziaria di una dottoressa, classe 1981, accusata di aver compiuto dei furti in casa dei suoi pazienti, fatti per i quali era stata arrestata a Luino nel marzo 2021.

I carabinieri raggiunsero La dottoressa, all’epoca parte di uno di quei team composti da professionisti incaricati di assistere a domicilio i pazienti covid, le cosiddette Unità Speciali di Continuità Assistenziale, direttamente nell’abitazione dove era stata chiamata per eseguire un tampone molecolare. Lì si fecero consegnare una catenina d’oro e un girocollo su cui il medico aveva messo le mani, tanto da insospettire con il suo comportamento – rimasto senza una spiegazione – i proprietari di casa, che allarmati si erano rivolti al figlio, il quale aveva subito composto il 112.

Seguirono le indagini, con il sequestro di oltre cinquanta gioielli durante una perquisizione a casa della dottoressa. Materiale in un primo momento considerato come possibile refurtiva, a fronte delle deposizioni raccolte in quei giorni dai numerosi cittadini che, appresa la notizia dell’arresto, avevano denunciato analoghi furti; ma poi dissequestrato e restituito alla 41enne che fin da principio aveva rivendicato la vera natura degli oggetti: acquistati in negozio (tesi confermata dalla titolare di una gioielleria luinese) e tramite aste, oppure ricevuti in regalo.

Il tema ha avuto la sua importanza in sede di udienza preliminare, dove il procedimento a carico della 41enne – difesa dagli avvocati Andrea Toppi e Giorgio De Vincenti – è giunto al capolinea. Rispetto ai tanti episodi contestati inizialmente, è stata riconosciuta la continuità tra due soli fatti, e l’imputazione a carico della professionista è stata riqualificata con l’esclusione della recidiva, riguardante un furto commesso nel 2014 in una struttura sanitaria, ma in relazione al quale la donna aveva poi ottenuto la completa riabilitazione.

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