Dal 1992, con la promulgazione della legge 257 in Italia è vietata la produzione e la commercializzazione dei prodotti che contengono amianto.
Questo vale naturalmente anche per la regione Lombardia dove si è stimato che i lavoratori esposti al rischio amianto nel 2018 siano stati circa 4.576, numero superiore a quello dell’anno precedente di 400 unità. Nel 2019 il numero è stato di 4.582. L’esposizione di cittadini, che nel 2018 era pari a 161 unità, ha registrato un forte aumento nell’anno successivo, quando il numero raggiunto è stato di 377, più del doppio.
La legge 257 è intervenuta, dopo l’effettuazione di molte ricerche in merito, in quanto si è ritenuto necessario limitare la pericolosità legata alle polveri di amianto, che vengono rilasciate quando questo materiale si deteriora. Sempre nell’ambito della stessa legge è stato stabilito che le parti di edifici, capannoni e strutture varie che contengono amianto devono essere bonificate o smantellate. Vediamo insieme la situazione attuale e come effettuare queste operazioni.
La bonifica dell’amianto
Per eliminare la presenza di amianto dagli edifici sono stati eseguiti, nel corso degli anni, molti interventi, ma la situazione è ancora da tenere sotto controllo, in quanto anche in tempi recenti sono state riscontrate delle presenze di componenti in amianto-eternit.
La bonifica dell’amianto deve essere effettuata seguendo delle regole precise, con la normativa vigente che stabilisce sia gli obblighi che devono essere rispettati, che i requisiti che le ditte specializzate in bonifiche devono possedere per poter effettuare questi lavori.
In Italia le regioni nelle quali sono presenti edifici che hanno delle parti in amianto sono molte e tra queste la Lombardia si classifica al primo posto. Già da anni la Regione ha messo in campo molti incentivi a livello regionale per supportare le aziende che devono eseguire queste operazioni sul territorio regionale.
Così come sono tante le aziende che operano sul territorio e iscritte regolarmente all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali. Tra queste sicuramente una delle più apprezzate e conosciute è MBA Ambiente Milano, che si occupa anche di Bonifica FAV (Fibre Artificiali Vetrose).
La pericolosità dell’amianto
L’amianto è un minerale caratterizzato da una struttura fibrosa, sottilissima e resistente. Non teme la presenza degli acidi e del fuoco e resiste molto bene alla trazione, per cui viene considerato come un materiale indistruttibile.
Nei decenni passati l’amianto è stato usato sia come isolante termico che acustico e nel settore dell’edilizia. L’Eternit è stato impiegato in tutta Italia, ma dopo molti decenni si è scoperto che le fibre dell’amianto sono cancerogene. Il maggiore utilizzo dell’Eternit è stato per le coperture, con lastre ondulate e tegole.
È stato impiegato anche per coibentazioni, per la preparazione di serbatoi o casse d’acqua canne fumarie, pavimenti in linoleum e caldaie. Data la grande diffusione è assolutamente importante effettuare il controllo degli edifici e se si scopre la presenza di amianto si deve effettuare la bonifica.
La valutazione del rischio amianto
Valutare il rischio collegato alla presenza di amianto e conoscere le procedure da adottare per la bonifica è molto importante e per questo è necessario rivolgersi alle aziende specializzate del settore che sono in grado, grazie alla loro esperienza ed alla conoscenza delle norme, di distinguere i diversi gradi di pericolo e stabilire il protocollo per la messa in sicurezza. Tutte le operazioni vengono naturalmente svolte seguendo le normative della Legge 257/92.
La prima cosa da fare è la distinzione tra le varie strutture suddividendole tra quelle ad uso commerciale, industriale o civile, o con presenza di pubblico.
Con un sopralluogo da parte degli addetti della ditta viene eseguito un monitoraggio ambientale e un’analisi delle fibre che sono disperse nell’aria, verificando l’eventuale superamento dei limiti di legge.
Le tipologie di amianto da prendere in considerazione sono due, quello friabile e quello compatto. Come è intuibile anche dal suo nome il tipo più pericoloso è quello friabile, che deve essere quindi bonificato, mentre l’amianto compatto si può “sbriciolare” soltanto in seguito ad interventi di natura meccanica e non è pericoloso in quanto non disperde le fibre nell’aria.
La bonifica dell’amianto friabile
Dopo aver appurato la friabilità dell’amianto si passa alla valutazione dei rischi connessi. Se esistono dei danneggiamenti del materiale a livello della sua struttura si rende necessario eseguire la bonifica, in modo che l’amianto non disperda nell’aria altre fibre. Un altro aspetto importante è la definizione del programma di controllo e manutenzione che deve essere effettuato ad intervalli periodici.
Secondo la legge i proprietari della struttura che è stata danneggiata hanno l’obbligo di notificare la presenza nei loro ambienti di amianto cancerogeno alla ASL territoriale competente. Nel caso in cui la superfice non sia stata danneggiata e sia compatta, non è necessario eseguire la bonifica ma sarà sufficiente effettuare la manutenzione. Da parte loro le ASL redigono un registro nel quale vengono elencate tutte le strutture che vedono la presenza di amianto.
La bonifica avviene praticamente con la circoscrizione dell’area da parte della ditta specializzata, evitando in questo modo l’accesso alle persone non autorizzate. Successivamente si effettua il trattamento del materiale, per evitare ulteriore rilascio di fibre cancerogene, e si rimuove l’amianto chiudendolo in apposite buste che sono poi trasportati sino alle discariche autorizzate per lo smaltimento. L’esecuzione di questi interventi deve essere attentamente pianificata, mettendo a conoscenza tutte le persone delle date di inizio e fine lavori in modo che non si verifichino ingressi nell’area destinata alla bonifica. La stessa procedura si attua anche quando si effettuano lavori di bonifica nell’ambito di un condominio.
La bonifica dell’amianto compatto
La bonifica di questa tipologia di amianto risulta più semplice di quella dell’amianto friabile. Resta comunque necessario provvedere al suo “incapsulamento” in sacchi e il conferimento alle discariche appositamente attrezzate per lo smaltimento.
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