Varese | 8 Luglio 2022

Luino, aggredì l’ex dipendente al supermercato: condannato 30enne

Sette mesi di reclusione per l'uomo che nel 2016 se la prese con un marocchino che aveva lavorato per la ditta di famiglia. Lo colpì con un vasetto di marmellata, ora dovrà risarcirlo

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Se l’era presa con un ex dipendente dell’azienda di famiglia, con il quale le cose dal punto di vista professionale si erano chiuse in maniera pessima. L’incontro era avvenuto casualmente tra le corsie di un supermercato luinese e lì, dopo un acceso scambio verbale, tra insulti e minacce, si era passati alle mani. 

L’uomo, poco più che un ragazzo all’epoca dei fatti, si era accanito sull’ex dipendente lanciandogli contro un vasetto di marmellata, preso da uno scaffale. Lo aveva colpito alla testa, facendolo finire in ospedale e per quel fatto, avvenuto nel marzo 2016, è finito a processo con l’accusa di minaccia e lesioni. Un processo che si è chiuso mercoledì in Tribunale a Varese con la condanna dell’imputato, classe 1992, a 7 mesi di reclusione.

Il precedente. Tra i due non scorreva buon sangue. Lo ha sottolineato in aula, nella sua requisitoria, il pubblico ministero Arianna Cremona, chiedendo la condanna del 30enne a 7 mesi: la persona offesa, di origine marocchina, si era rivolta ai sindacati per ottenere il proprio tfr e in quell’occasione aveva ricevuto pressioni dal padre del 30enne, con tanto di minacce (per le quali l’uomo è stato poi condannato). «Lì – ha aggiunto il pm – è maturato il rancore di padre e figlio nei confronti dell’uomo». Un rancore poi tornato a galla tra le corsie del supermercato Lidl di via Voldomino, luogo dell’incontro fortuito da cui è scaturita la seconda vicenda processuale. 

La parte civile. Quel giorno al supermercato si consumò una grave aggressione. Lo ha ricordato in udienza l’avvocato di parte civile Marco Lacchin: il marocchino viene aggredito verbalmente, viene spinto contro le casse di verdura, dove cerca di proteggersi con un cestino; poi il colpo con il vasetto di confettura – di cui al loro arrivo i carabinieri ritroveranno solo dei cocci – che gli fa perdere i sensi; e poi ancora, il trasporto in ospedale con una ferita lacero contusa alla testa, valutata guaribile in 12 giorni, e per la quale il difensore dell’immigrato ha chiesto un risarcimento di 15.000 euro. 

Contraddizioni. Un testimone in dibattimento ha affermato che quel giorno le cose si sarebbero svolte a parti invertite, con il marocchino che avrebbe aggredito l’italiano. Il teste non aveva rapporti con i protagonisti dell’episodio, perché dunque mentire? Questa la versione dell’avvocato della difesa, Corrado Viazzo, che ha poi puntato il dito contro le dichiarazioni fornite, sempre in dibattimento, dalla moglie della persona offesa, a sua volta presente il giorno dei fatti: «La signora ha descritto un vero massacro, non compatibile con una prognosi di 12 giorni. Altre contraddizioni le troviamo in ciò che è riportato in querela, dove si parla di ferite all’occhio e alla bocca; mentre sul referto medico è indicata una ferita al cuoio capelluto». 

La sentenza. Il giudice Rossana Basile ha accolto la tesi della pubblica accusa e ha condannato il 30enne, che dovrà inoltre risarcire la persona offesa. L’entità del risarcimento andrà calcolata in sede civile. Per il momento è stata disposta una provvisionale di 1.500 euro.

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