Furgone contro auto. Poi la fuga, e dopo gli accertamenti svolti dalla polizia anche l’accusa di non aver ottemperato all’obbligo di prestare assistenza ad una persona coinvolta nell’impatto (articolo 189 del codice della strada), e di averle causato delle lesioni. L’episodio, avvenuto nel maggio di 3 anni fa, è costato caro ad un 53enne di Cugliate Fabiasco, finito a processo in Tribunale a Varese.
L’uomo, comparso ieri davanti al giudice monocratico, ha ammesso di aver sbagliato. Ma si è anche giustificato: «Quel giorno mi trovavo a San Fermo (quartiere di Varese, ndr), ho avuto paura perché subito dopo l’incidente alcune persone hanno iniziato a urlarmi contro e a dirigersi verso di me. Ho pensato che se fossi rimasto lì mi avrebbero gonfiato di botte, perché in quel posto avvengono spesso fatti spiacevoli. E’ una zona pericolosa».
Quel pomeriggio l’uomo alla guida del furgone colpì la portiera di una utilitaria. A bordo della macchina c’era una coppia. Marito e moglie stavano parcheggiando: lui al volante, lei al posto del passeggero. Lo scontro non fu cosa da poco. «La portiera dell’auto era completamente piegata all’interno», ha ricordato in aula il pubblico ministero. Ad ogni modo il 53enne si allontanò di alcuni metri. Poi tornò indietro, vide una donna fuori dall’auto ma anche altre persone che si stavano avvicinando con fare tutt’altro che amichevole. A quel punto il 53enne andò nel panico e spinse sull’acceleratore. La polizia lo raggiunse il pomeriggio stesso, contestandogli il fatto.
«Aveva l’obbligo di fermarsi o comunque di chiamare i soccorsi – ha aggiunto ancora il pm prima di chiedere al giudice il riconoscimento della penale responsabilità dell’uomo e la condanna a 15 mesi di reclusione – In più l’imputato si trovava alla guida nonostante assumesse regolarmente degli antidepressivi».
La signora scesa dall’utilitaria dopo il tamponamento riportò un trauma cervicale e una contusione alla testa. «Lesioni non visibili al momento del fatto», ha precisato l’avvocato Andrea Toppi, difensore dell’imputato, sottolineando così la ragione per la quale il cugliatese non si era preoccupato immediatamente delle condizioni della donna. Il contesto in cui si è svolta la vicenda, inoltre, è una zona della città spesso al centro di episodi di delinquenza: da qui la paura dell’imputato – spiegabile, secondo la tesi difensiva, nonostante l’atteggiamento sbagliato assunto dall’uomo – di passare dei guai dopo essere stato insultato dai presenti.
«In più – ha aggiunto in conclusione il legale – c’è stato il risarcimento totale del danno, e se la persona offesa avesse partecipato al processo forse saremmo arrivati alla remissione di querela». Invece il giudice ha accolto la tesi accusatoria, condannando il 53enne a 10 mesi di reclusione e disponendo per l’uomo la sospensione della patente per 1 anno e 6 mesi.
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