Luino | 15 Maggio 2022

Stalking nel Luinese, «Non mi faceva vedere mio figlio»

A processo un trentenne, accusato di essere responsabile del costante stato di paura in cui viveva la ex. Pedinamenti e scenate in pubblico, il pm chiede 1 anno e 4 mesi

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Avevano un progetto di vita insieme, per il quale si erano trasferiti in una casa più grande. Loro, giovanissimi, non ancora trentenni, con il bambino nato due anni prima dalla loro relazione. Poi all’improvviso, nella primavera del 2017, arriva la confessione che spazza via tutto. E’ la ragazza, classe 1996, a mettere le cose in chiaro, una sera dopo il lavoro: «Non provo più niente per te». E’ l’inizio di una tensione tra coniugi che poi diventano ex, e che ora sono coinvolti in un processo penale in corso in Tribunale a Varese: lui, del 1991, come imputato; lei come parte civile. L’accusa è di stalking.

L’uomo avrebbe reagito con pedinamenti, raffiche di messaggi pieni di insulti e minacce pesanti, alla decisione improvvisa della ragazza di trasferirsi dai genitori insieme al piccolo, oggi in affidamento condiviso. «Non mi faceva vedere mio figlio e mi descriveva come un cattivo padre – ha spiegato l’imputato nei giorni scorsi in Tribunale, davanti al giudice – e in più con lei era impossibile organizzarsi, prendere accordi per gestire i momenti da trascorrere con il bambino. Pensava solo ai soldi del mantenimento». Aspetto, quest’ultimo, che avrebbe inciso particolarmente negli equilibri tra i due, a fronte delle difficoltà lavorative – e dunque economiche – dell’odierno imputato.

“Se non paghi tuo figlio non lo vedi”, è il senso delle provocazioni e dei ricatti che il trentenne – difeso dall’avvocato Sonia Petito – avrebbe subito per mesi, nell’estate del 2017, fino a perdere il controllo. Come quella sera in cui lei gli aveva scritto “sono a cena fuori zona”, chiedendogli di portare il figlio dai nonni. Lui però, passando in macchina fuori da una pizzeria di Luino, si era fermato a salutare un amico, il quale gli aveva detto che la sua ex era con lui e la compagna a mangiare proprio in quel posto. Il trentenne a quel punto parcheggiò, entrò nel locale e lì scattò una scenata davanti a tutti, con parole grosse e il rischio di far volare qualche sedia, poi rientrato grazie all’intervento degli amici.

Un’altra volta, durante una festa a Caldè, arrivarono i carabinieri a placare il litigio tra i due. Lui si era avvicinato alla ex, vedendo il figlio nel passeggino. Lo aveva preso in spalla e si era allontanato. Non c’era alcun tipo di accordo, quella sera, ma «non lo vedevo da quindici giorni», ha precisato l’imputato in aula. «Lei non voleva farmelo vedere perché ero indietro con i pagamenti». Pagamenti che oggi sarebbero stati tutti saldati. Ma i bonifici non cancellano le accuse, che l’uomo respinge per quanto concerne lo stalking e l’ossessione per un rapporto che non doveva finire in quel modo.

Il difensore di parte civile, l’avvocato Andrea Toppi, ha fatto notare al trentenne che i testimoni, nelle precedenti udienze, avevano parlato chiaramente di gelosia e scenate pericolose; di messaggi con cui lui era solito far capire alla ex di essere a conoscenza dei suoi spostamenti. «Hanno esagerato o non sono stati sinceri», ha risposto l’imputato, aggiungendo che «viviamo in paesi piccoli, gli incontri erano casuali e quando avvenivano io avevo occhi solo per mio figlio».

Per il pubblico ministero, invece, certi atteggiamenti erano la causa di uno stato di paura costante patito dalla giovane madre e confermato da chi ha testimoniato in aula, sotto giuramento. Per questo il pm ha chiesto la condanna a 1 anno e 4 mesi di reclusione. La sentenza arriverà in estate dopo le repliche della difesa.

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