Le avrebbe messo le mani nei pantaloni, abbassandosi poi i suoi. Quello che è successo in seguito, nel giro di pochissimi minuti, il tempo della tratta in treno da Laveno alla stazione di Cittiglio, lo sanno solo una ragazza dell’alto Varesotto, oggi venticinquenne, e un ragazzo di 29 anni, residente sempre sul territorio e accusato di violenza sessuale.
Il processo (qui i dettagli) è in corso in Tribunale a Varese. I fatti risalgono ormai a dieci anni fa – estate del 2012 – ma i ricordi di quanto avvenuto in quel tardo pomeriggio di giugno, dopo la scuola, tra le panchine fuori dalla stazione ferroviaria di Laveno e poi sul treno, non sono caduti nel dimenticatoio. Lo hanno dimostrato davanti ai giudici del collegio le due amiche che quel giorno giorno erano con la persona offesa, raccontando di quell’incontro fortuito – e apparso da subito sgradevole – tra loro, tutte quindicenni, e tre ragazzi quasi ventenni.
Uno, l’odierno imputato, difeso nel procedimento dall’avvocato Corrado Viazzo, si dimostrò fin da principio invadente. Puzzava di alcol, hanno ricordato le testimoni in aula, cercava di abbracciare e baciare. Finì per prendersela con quella del gruppetto che appariva più timida e meno decisa nel pretendere di essere lasciata in pace. «Era la mia migliore amica – ha affermato ieri in udienza l’ultima delle testimoni – non aveva mai avuto alcun tipo di approccio con i ragazzi, prima di quel giorno». Per questo, probabilmente, restò immobile, quasi pietrificata, ricevendo un bacio – il primo della sua vita – da quello sconosciuto che, una volta sul treno, si era messo con gli amici nei posti a quattro, insieme alle giovani.
Dopo il bacio convinse la quindicenne a seguirlo di sopra, in un altro vagone. «L’ha presa per mano – ha aggiunto l’amica – non con la forza, ma è stato molto insistente». Le amiche arrivarono a controllare che tutto fosse a posto solo alcuni minuti dopo, ma a quel punto il diciannovenne, secondo l’accusa, era già andato oltre. «Sul momento ho percepito il pericolo, ma senza capire bene cosa stesse succedendo. Per questo non ho avuto la prontezza di fermarla», ha sottolineato infine la testimone, tornando a quel momento in cui l’amica si spostò da un vagone all’altro con lo sconosciuto, assecondando il suo desiderio di prendere posto in un angolo più intimo. E in quell’angolo la trovò, salendo gli scalini. L’amica era scossa ma vestita, seduta accanto al diciannovenne.
Poco dopo il treno si fermò a Cittiglio: fine corsa per le tre amiche, anche per quella che in realtà avrebbe dovuto scendere un paio di fermate più avanti, ma non se la sentiva di restare a bordo da sola, correndo il rischio di trovarsi nuovamente con quel tizio su di giri, che prima di congedarsi dalla quindicenne – che in lacrime, sulla strada di casa, raccontò tutto alle altre – le aveva lasciato il suo numero di cellulare. Un numero che non fu usato per “approfondire la conoscenza”, ma tornò utile in sede di denuncia per risalire all’identità del ragazzo, ora in attesa di essere giudicato per i fatti che gli vengono contestati. La sentenza, dopo le conclusioni delle parti, arriverà alla fine di giugno.
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