«Sono passati tanti anni ma ancora oggi mi viene spontaneo provare un senso di diffidenza davanti a persone estranee, soprattutto se si tratta di uomini». Lo ha raccontato davanti al collegio del tribunale di Varese una ragazza classe 1997 che nell’estate del 2012 denunciò un ragazzo varesino, all’epoca diciannovenne, per i fatti avvenuti in seguito al loro casuale incontro in zona stazione a Laveno, dove la ragazza, insieme a due amiche, stava aspettando il treno per rientrare a Cittiglio.
Un pomeriggio d’inizio estate come tanti. Le tre si spostano sulla banchina perché il treno è in arrivo e lì le raggiunge il ragazzo insieme ad altri due. Cerca di abbracciare una delle tre, che lo respinge, avvertendolo: “Sono fidanzata”. L’attenzione del giovane a quel punto si sposta su quella che di lì a poco diventerà la sua preda. “Sei fidanzata?”. “No”.
«Ero piccola – ha ricordato in aula la ragazza, oggi ventiquattrenne – ho risposto ingenuamente, dicendo la verità. Pensavo volesse soltanto scambiare quattro parole, fare conoscenza». Poi però, una volta saliti sul treno, le vere intenzioni emergono alla svelta.
L’odierno imputato la abbraccia e poi le strappa un bacio. Lei è pietrificata. Lui le propone di spostarsi in un altro vagone per stare soli, lasciandosi alle spalle le due rispettive compagnie. «L’ho seguito, ero scioccata e non mi rendevo conto di quello che succedeva – ha proseguito la ragazza in udienza – e poi temevo che si arrabbiasse, che potesse diventare pericoloso. Era un tipo trasandato, puzzava di alcol».
E infatti il pericolo era dietro l’angolo: «Ci siamo seduti, lui mi ha baciata di nuovo poi mi ha messo le mani nei pantaloni e subito dopo ha abbassato i suoi».
Nel frattempo il treno arriva a destinazione e un’amica si sposta da un vagone all’altro, raggiungendola per avvisarla. Su quello che vide quel giorno si concentrerà l’attenzione delle parti durante la prossima udienza, prevista a maggio.
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