Emanuela, quarantacinque anni, fissa il telefono, seduta al tavola della cucina nella sua casa di Grantola. Sullo schermo c’è una foto pubblicata su un social network. Ha le lacrime agli occhi. Lo scatto risale al 13 marzo scorso e ritrae dieci ragazze, riunite proprio in quella cucina. Tra loro ci sono le sue gemelle, entrambe adolescenti, e ad un angolo del tavolo c’è anche Giada Rossin, 13 anni, uccisa ieri mattina dal padre Andrea nella loro villetta di Mesenzana, in via Pezza. L’uomo, quarantaquattrenne, dopo aver colpito nel sonno, con un coltello, la figlia e il fratellino Alessio, di sette anni, ha puntato la lama verso di sé e si è tolto la vita.
«Ero circondata da tante piccole donne, mi sentivo fortunata, per questo ho deciso di condividere quella immagine – racconta Emanuela -. Giada era qui anche mercoledì, proprio su questa sedia», aggiunge indicando il posto dove è seduta. Niente foto l’altra sera, al tavolo della cucina, ma i soliti discorsi spensierati; discorsi che Giada affrontava timidamente, da ragazza riservata quale era, dice la donna: «Parlava poco ma sorrideva sempre, era felice. Lo era anche mercoledì, per questo è tutto ancora più straziante. Se avessi notato qualcosa di strano avrei cercato di aiutarla. Non si scomponeva mai, in questo aveva sicuramente preso da sua madre».
Ed è stata la madre trentacinquenne, Luana, ieri mattina, ad aprire per prima la porta dell’abitazione di via Pezza, l’ultima di tre villette a schiera, con l’accesso in cima ad una scalinata di sasso. Doveva accompagnare il figlio piccolo alle elementari; ha trovato il suo corpo, quello della figlia e dell’ex compagno, senza vita.
La coppia era in crisi, la separazione era in atto da poco e l’uomo – stando alle prime ricostruzioni degli inquirenti – non l’aveva accettata. «Io e mio marito sapevamo dei loro problemi – racconta ancora Emanuela – per questo ci siamo offerti di tenere Giada per tutto il tempo necessario mentre la madre era al lavoro o era impegnata». Giada e una delle figlie della donna erano compagne di classe. Quando uscivano dalle scuole medie di via Diaz, sempre a Mesenzana, le ragazze si incamminavano verso Grantola. Poi trascorrevano il pomeriggio insieme.
Ultimamente succedeva spesso. E’ successo anche l’altro ieri: il pranzo in compagnia, i compiti in camera, un po’ di svago in oratorio e poi di nuovo in camera a chiacchierare davanti ai video di TikTok, alternati ai commenti sui fidanzatini delle amiche: l’adolescenza nella sua versione più spontanea e innocente. Di rado si parlava dei problemi; Giada però si era confidata, ma non di recente. Aveva parlato di quel padre sempre triste – che soffriva di disturbi psichiatrici, come ha comunicato ieri la Procura di Varese -, delle sue difficoltà a trovare un lavoro stabile e delle litigate di mamma e papà. La madre non viveva più in via Pezza da alcune settimane, era tornata dai genitori. Per tenere i figli i due avevano stabilito dei turni.
Mercoledì era il turno di Andrea. Dopo cena, verso le 21, Giada è uscita dalla casa di Grantola. L’amica l’ha accompagnata sulla porta e a quel punto l’ha salutata. Per l’ultima volta.
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