Fino a che punto può spingersi l’ossessione per la propria ex compagna? Nel caso di un sessantenne luinese, a processo per stalking, fino ad un “blitz” in ospedale, compiuto per sfogarsi contro la donna che aveva deciso di tagliarlo dalla propria vita, dopo un matrimonio sfortunato e una serie di dimostrazioni circa il carattere irascibile dell’uomo e la sua tendenza ad essere possessivo; dimostrazioni che hanno portato la donna – una quarantenne di origine dominicana – a cambiare completamente idea su di lui.
Diversi gli episodi spiacevoli, alcuni di vera e propria violenza, avvenuti nel corso degli ultimi anni, prima e dopo la separazione. Le sfuriate si verificavano tra le mura domestiche, sotto casa, per strada e in qualsiasi luogo pubblico si manifestasse l’occasione di indurre la donna – mediante minacce e prevaricazioni– a ritornare sulle decisioni riguardanti la propria vita sentimentale. Questo secondo l’accusa e secondo quanto dichiarato dalla stessa persona offesa durante il processo in corso presso il tribunale di Varese.
Tra i fatti raccontati davanti al giudice c’è anche l’episodio che in un giorno di novembre del 2017 costrinse il personale in servizio all’ospedale di Luino a richiedere l’intervento dei carabinieri. Presso il nosocomio, in una stanza del reparto di medicina, la quarantenne si trovava accanto al letto della madre ricoverata. Per “precauzione” aveva bloccato la porta di accesso.
«Ricordo di essermi recata presso quella stanza perché qualcuno dall’interno aveva suonato il campanello – ha spiegato in udienza un’operatrice socio sanitaria della struttura -. La porta però risultava bloccata, ho quindi chiesto aiuto ad un collega, grazie al quale ho poi capito che dall’interno la signora aveva posizionato il comodino contro la porta». Anche lì, al capezzale della madre malata, si era sentita in pericolo, preoccupata dal fatto che l’ex marito potesse comparire da un momento all’altro. Cosa che poi puntualmente avvenne.
«Ho paura, è tutta la mattina che gira qui intorno, vuole venire da me», disse la quarantenne al personale sanitario. L’uomo, dopo aver atteso il momento giusto, piombò in stanza e la prese per il collo. Prima dell’intervento dei militari dell’Arma.
Sul comportamento del sessantenne nei confronti dell’ex coniuge, le parti torneranno a confrontarsi in estate per l’atto conclusivo dell’istruttoria dibattimentale, che porterà in aula il fidanzato di una delle figlie della donna, a sua volta testimone della sequenza di eventi che ha condotto alla separazione giudiziale della coppia, e poi ancora al divorzio; atto che – stando a quanto emerso durante il processo – pare non abbia spinto l’odierno imputato a desistere, alimentando al contrario la sua frustrazione e le sue manie di controllo. «Anche oggi – ha fatto sapere in tribunale la persona offesa – ho paura ad uscire da sola».
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