Luino | 5 Dicembre 2021

Passione per il cinema tra studio, libri e storia: l’intervista al regista Aurelio Grimaldi

In occasione della cena dell'Atletica Luino, lo abbiamo intervistato. Da pochi giorni è uscito il suo ultimo libro, "Fango", sull'omicidio Calabresi e la sinistra

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Ritrovarsi con tanti vecchi amici e compagni di squadra, dopo quarant’anni circa, ad una cena conviviale, per condividere una passione che non è cambiata nel tempo. Questo è quanto avvenuto qualche settimana fa al CFP di Luino, dove oltre un’ottantina di ex corridori dell’Atletica Luino si sono ritrovati.

Tra loro anche il noto regista Aurelio Grimaldi, che ha vissuto gli anni della giovinezza proprio sulle rive del lago Maggiore, per poi trasferirsi in Sicilia all’età di 19 anni, dove dopo gli studi e l’insegnamento ha iniziato a dedicarsi al cinema e alla letteratura.

Per questa ragione, anche in relazione al periodo Covid e a quanto abbia inciso sul suo lavoro e sui progetti ai quali si sta dedicando, abbiamo voluto intervistare il regista, facendoci raccontare, tra le tante altre cose, quanto la passione in quello che fa incide quotidianamente sul suo operato.

Ecco l’intervista ad Aurelio Grimaldi.

Aurelio, dopo il trasferimento da Luino alla Sicilia, cos’è successo nella sua vita?

Mi sono trasferito a Milazzo e sono riuscito a laurearmi in Lettere, indirizzo storico. Non volevo stare in Sicilia, ma dopo la pensione di mio padre e per motivi di salute di mia madre ci siamo trasferiti lì. Qui per diverso tempo ho insegnato italiano e storia, ma spesso ho rifiutato la Sicilia, cosa cambiata nel tempo perchè poi l’amore ha modificato le mie priorità. C’è stata possibilità di ricevere un incarico annuale a Luino, dopo aver presentato diverse domande di supplenza, ma ho rifiutato per stare in Sivilia. Ho lavorato anche al centro studi sindacale bibliotecario di Palermo, è stato molto impegnativo.

Com’è stato ritrovare i tuoi compagni dell’Atletica Luino dopo cinquant’anni?

Quando mi hanno informato, tramite un messaggio vocale su WhatsApp, mi sono emozionato. Io studio molto e amo la storia, così come ho un bellissimo rapporto con il passato, senza rimpianti. Si tratta di pezzi di vita che devono essere esaminati nel loro senso di bellezza. Non ho ricordi così negativi dei miei anni luinesi, eravamo una famiglia tranquilla che vivevano in un paese tranquillo. Luino era un luogo sonnacchioso, un ambiente ideale per coltivare sport e amicizie, al liceo scientifico conoscevo tutti. È stato un bellissimo periodo, con ricordi bellissimi, tanto divertimento e trasferte che ancora ho in mente.

Poi, però, la passione per i film e per la scrittura ha preso il sopravvento…

Cosa c’è di più bello che scrivere e fare film? Nulla. Io sognavo di fare lo scrittore e il regista, ma non lo avrei mai detto che potessi farcela. Sono stato fortunato nella mia vita, grazie alla mia passione per la prosa, per i racconti e per i romanzi, che poi si sono ritagliati uno spazio di tutto rispetto nel mondo del cinema. Riuscire ad analizzare la storia dell’umanità, tra arte e filosofia, e tramutarlo in film o documentario era uno tra i miei più grandi sogni.

Qual è il rapporto tra atletica, cinema e libri nella sua vita?

Ho avuto la fortuna di fare quello che volevo fare. L’insegnamento è stato fondamentale in questo senso, perchè mi ha permesso di scrivere il primo libro e di affrontare il mio primo anno scolastico in un carcere minorile. Facevo cose che mi stavano a cuore. Ho avuto due lunghi matrimoni, di 27 anni ciascuno, con una grande possibilità, grazie alle mie “povere” mogli, che mi hanno permesso di scrivere e concentrarmi, spesso in viaggio. Ora che sono zitello e con le figlie grandi, invece, posso organizzare il lavoro al meglio: leggo, studio e scrivo. Il fatto di essere libero di organizzarmi, sebbene anche io abbia scadenze, lo trovo molto stimolante.

E come si inserisce in questo contesto artistico il suo amore per la storia?

Prendo come esempio il mio ultimo lavoro, “Il delitto Mattarella”. Ho studiato il materiale storico a lungo, che per me è un invito a nozze. Studiare in biblioteca, cercare e trovare contenuti rilevanti… beh questa è una mia grande passione. Ovviamente bisogna farlo con professionalità, per poi approfondire certe tematiche, ma mi rendo conto di essere un privilegiato. Trovare tutta la documentazione storica e riuscire a fare una sintesi, per poter elaborare poi un saggio storico-politico che, successivamente, possa riuscire a dare un taglio cinematografico. Utilizzare questi due strumenti è sempre stata una mia grande fortuna.

In questo senso il Covid-19 quanto ha influito sulla sua attività di ricerca e studio, anche rispetto al lavoro fatto per “Il delitto Mattarella”?

Sembrerà strano e cinico, ma per me il lockdown è stato un periodo appassionante di studio intenso. Certo, parlo da una posizione privilegiata, anche se a livello lavorativo le sale chiuse ci hanno svantaggiato. La scorsa estate, poi, i cittadini non avevano voglia di chiudersi nei cinema, ma fortunatamente siamo riusciti ad organizzare le proiezioni all’interno di arene in tutta Italia. Sono soddisfatto, abbiamo avuto un buon pubblico. Ora stiamo trattando con Sky e con la Rai per trasmettere il film, a partire da gennaio. In ogni caso, però, per essere un film storico indipendente il bilancio è estremamente positivo. I film storici non muoiono mai, e per questo stiamo continuando a presentarlo.

 E la passione per l’atletica come si inserisce in tutto questo?

La faccio ancora, ora gareggio per la categoria master. L’anno prossimo entro negli over65, se mi reggo in piedi (afferma sorridendo, ndr). Pratico atletica tra un infortunio e l’altro. Però sono arrivato due volte quinto, nei 200 e nei 400 piani, ai Master Italia di Cassino, in un clima bellissimo. Quando ero ragazzino arrivavo millesimo, oggi mi posso togliere qualche soddisfazione. Ma è una passione che ha segnato le mie giornate anche la scorsa estate, durante le Olimpiadi di Tokyo: mettevo la sveglia alle 2 per guardarmi tutte le qualificazioni. Non penso che l’atletica abbia rivali, è uno sport meraviglioso, senza confini, dove tutti partono alla pari e si contendono la vittoria.

E ora quali progetti sta portando avanti?

Ora ho portato a termine “Fango“, il mio ultimo libro sull’omicidio Calabresi e la sinistra italiana. Un progetto sul quale ho lavorato molto e che va ad indagare sulla strage di piazza Fontana, nel quale ricostruisco la cronaca, i processi e il clima di quegli anni. Dichiarandomi con orgoglio di sinistra, ho voluto affrontare l’ideologia della falsa sinistra, criticandola perchè inneggiava alla violenza. Si tratta di una sorta di manifesto contro la sinistra.

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