Il tema del trattamento e dell’acquisizione dei dati sanitari sensibili passa dalla teoria alla pratica nel processo di messa a punto del cosiddetto “green pass“, lo strumento cartaceo e digitale che con l’inizio dell’estate consentirà ai cittadini comunitari di spostarsi dentro e fuori i confini del proprio Paese, viaggiando in sicurezza.
Nella giornata di ieri la Commissione europea ha annunciato l’avvio delle simulazioni riguardanti i meccanismi che disciplineranno l’utilizzo di questa particolare documentazione, già annunciata come soluzione imprenscindibile per un turismo in grado di esercitare la propria funzione, senza rimanere incagliato tra gli ostacoli delle restrizioni anti Covid, e senza subire in maniera troppo condizionante le esigenze legate al monitoraggio e al tracciamento, che per forza di cose – visti anche i precedenti dello scorso anno, quando si registrò una diminuzione significativa di attività – dovranno proseguire anche durante i mesi caldi.
Sono diciotto gli stati chiamati a prendere parte alle simulazioni, incentrate non solo sulla raccolta dei dati sensibili ma anche sulla gestione delle strutture per la produzione dei pass e sulle modalità riguardanti il caricamento delle informazioni. Il tutto lungo una tabella di marcia che, stando alle prime informazioni rilanciate dalle principali agenzie italiane, avrebbe come termine massimo, per poi passare alla messa in funzione effettiva del pass, l’inizio di giugno.
Un tavolo di confronto, già annunciato, riguarderà inoltre le linee guida, ancora da definire, sull’accesso ai test che consentiranno di ottenere il certificato – o “green pass” – basato sulla negatività ad un tampone effettuato nelle quarantotto ore che precedono uno spostamento, sulla avvenuta vaccinazione oppure sulla completa guarigione dal Covid. Considerando che i Paesi membri si sono già mossi per adottare un “Covid pass” nazionale – come nel caso dell’Italia – resta da capire se ci sarà o meno una condivisione di norme e costi per ottenere l’idoneità al test.
Per la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, la trafila burocratica è a buon punto. E per il momento questa è l’unica certezza.
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