Berna | 13 Gennaio 2021

Svizzera, la scuola reclute dell’esercito parte online: fa discutere la scelta del metodo

Sei ore di studio al giorno per i giovani militari che non fanno parte delle risorse destinate agli ospedali. Impareranno a sparare dal pc, mediante un software

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C’è chi l’ha già ribattezzato “l’Esercito della pantofola” e chi, inquadrando la questione da una prospettiva completamente diversa, evidenzia le contraddizioni della scelta in termini pratici e dal punto di vista del valore sociale.

Ad ogni modo il piano di formazione delle reclute militari svizzere, che si svolgerà da qui all’inizio di febbraio, ha scatenato un dibattito che in breve tempo ha superato i confini della Confederazione elvetica, fino a raggiungere le pagine della stampa nazionale nel nostro Paese.

Il nodo della vicenda è nella differenza di trattamento riservata ad una parte delle nuove leve, circa 5 mila giovani, rispetto all’altra metà, quella composta dalle risorse in uscita dalle scuole sanitarie. Queste ultime saranno operative da metà gennaio per dare manforte nelle strutture sanitarie, dove la gestione della pandemia resta preoccupante. Tutti gli altri invece entreranno in caserma soltanto a febbraio.

Il problema non è tanto nel rinvio, quanto nelle modalità scelte per il prosieguo della formazione. A dettare i ritmi dell’apprendimento sarà un software inserito tra gli ingranaggi digitali di un’apposita applicazione che girerà su computer e smartphone: vera e propria porta d’accesso alla vita in caserma, tutta da guadagnare attraverso un programma composto da sei ore di studio individuale al giorno a cui si aggiungono quattro ore di allenamento sportivo alla settimana. Le reclute prenderanno dimestichezza con la quotidianità del militare mediante la teoria, scordandosi momentaneamente della pratica. Il che significa, giusto per fare un esempio, che anche gli accorgimenti e le tecniche che vanno dalla preparazione all’utilizzo di un’arma, arriveranno inizialmente sotto forma di nozioni scritte.

Il calendario del “militare studente” non è stato stilato dalle autorità per ingannare il tempo, dovendo far fronte ai rischi della pandemia, alla necessità di evitare assembramenti e diminuire il più possibile le situazioni a rischio contagio. All’ingresso in caserma i giovani verranno sottoposti ad un test di verifica delle competenze acquisite e in caso di esito negativo, addio ai weekend di congedo fino a quando i limiti mostrati nello studio non verranno rimossi.

L’idea di dover sacrificare in futuro il prezioso tempo libero a disposizione per i ricongiungimenti e i rapporti personali dovrebbe bastare – ed è facilmente intuibile – come spinta motivazionale per affrontare con costanza l’inedita prima fase del percorso. Una fase legata alle criticità del momento ma anche ad un precedente da evitare. Quello della scorsa primavera, quando diversi soldati in licenza si contagiarono e trasmisero poi il virus ai propri commilitoni.

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