Riceviamo e pubblichiamo una lettera inviata alla nostra redazione da parte del figlio dell’ospite della Fondazione Monsignor Comi di Luino del quale abbiamo pubblicato una missiva lo scorso 22 dicembre. Allo stesso modo del padre, la persona che ci ha contattati desidera esprimere il proprio ringraziamento e il proprio apprezzamento per tutti coloro che operano nella struttura, in difficoltà – come è ormai noto – a causa della diffusione del Covid-19 tra personale e ospiti.
Caro Direttore,
mi permetto di scriverle queste poche righe, perché ci tengo particolarmente ad unirmi alle parole scritte da un vostro lettore ospite della casa albergo “Fondazione Monsignor Comi”. Lo faccio nello stesso contesto di anonimato perché a meritare attenzione e apprezzamento sono proprio tutte queste persone che lavorano nella struttura, quelle che quotidianamente con professionalità ma non solo, accudiscono i loro ospiti e li fanno sentire a casa.
Immaginiamo cosa può voler dire “casa” per una persona che ha trascorso la sua vita probabilmente in modo attivo, indipendente e in seno al proprio nucleo familiare, mentre ora si trova a dover condividere la propria quotidianità con altri in parziale o totale dipendenza, con a nudo tutti i propri bisogni e le proprie fragilità. Se questo stato non viene alleviato, sostenuto e reso speciale si rischia solo dolore, rassegnazione e frustrazione.
L’operato di tutta l’organizzazione che muove questa struttura ha dimostrato in questi tempi bui, densi di paura e di incertezza quanto può essere buono l’animo umano, e voglio essere loro grato per tutto questo. Tutti loro, dalla direzione amministrativa, a quella sanitaria, al personale infermieristico e di supporto sanno infondere fiducia e serenità mentre loro stessi devono far di conto con le stesse ansie che angustiano tutti noi.
Nell’imminenza delle festività, l’augurio che viene dal cuore è che tutto questo possa finire presto e si possa tornare tutti quanti ad abbracciarci come non possiamo più fare da tempo.
Direttore, dimenticavo, io sono il figlio dell’ospite che le ha inviato la lettera da voi pubblicata, sono l’unico suo figlio e non abbiamo più un nucleo parentale a Luino, con mio padre non ci vediamo di persona da oltre quattro mesi, vivo all’estero e pur non essendo troppo lontano in questi momenti i confini nazionali, lo abbiamo visto, possono diventare dei muri invalicabili.
Ora credo possa capire meglio, quanto io sia grato al personale del “Monsignor Comi”.
Grazie per la cortese attenzione, a lei ed alla redazione i migliori auguri di Buone Feste.
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