Luino | 16 Giugno 2020

Luino, il re è nudo? Forse non ancora: “Restituite ai cittadini il coraggio e la fiducia”

Andrea Napoli, commercialista della città lacustre, si rivolge ai futuri amministratori chiedendo ricette realistiche per il dopo elezioni. "La gente torni a sorridere"

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Dove è finita la voglia di inseguire con tenacia le proprie ambizioni, fino a toccarle con mano? E che dire dell’ottimismo che una volta si respirava spostando lo sguardo sulle prospettive per il futuro? Come mai questa città pare aver tolto il sorriso a chi la vive? E’ solo a causa del coronavirus?

Parte da questi interrogativi la lettera che Andrea Napoli, noto commercialista luinese, ha inoltrato oggi alla nostra redazione per condividere con i cittadini alcune riflessioni su come appare oggi il paese lacustre agli occhi di chi ha vissuto i suoi cambiamenti, passando dallo spirito di intraprendenza che avvolgeva la vita culturale, il lavoro, le attività produttive e il tempo libero, alla percezione odierna fatta di desolazione in un contesto privo di punti di riferimento e di idee per rinnovarsi.

La città oggi appare annichilita e non è solo una conseguenza del vuoto di certezze lasciato dalla pandemia. L’immobilismo mal si concilia con il lancio di una campagna elettorale, ormai imminente. Ecco perché la missiva del dottor Napoli si chiude con un appello ai futuri amministratori: la ricetta giusta potrà essere una soltanto, e sarà solo una visione realistica di Luino e del suo potenziale a fare la differenza, ponendo in essere nuove basi per tornare all’entusiasmo, attraverso proposte concrete che scongiurino il rischio di inconsistenti promesse elettorali.

Di seguito il testo integrale della lettera.

Ho vissuto la Luino viva e vivace dei tre cinema, del giocare a pallone in campi improbabili tracciati dal caso, di Mina che cantava allo “sterrato”, delle lunghe nottate fra bar e discoteche, degli interminabili viaggi a Milano su treni in perenne ritardo che erano ghiacciati d’inverno e maleodoranti d’estate. La Luino ricca di imprenditori, impresari, commercianti, artigiani e professionisti sorridenti e vogliosi di affrontare la vita. Ve la ricordate?

Ma passano gli anni e Luino cambia. Interi quartieri si trasformano e attività ormai allo stremo cedono spazi. Botteghe artigiane e commerciali si arrendono; spariscono i cinema (tranne uno davvero stoico) e le discoteche; ma, soprattutto, lentamente scompare il sorriso dalla bocca della gente. Solo il treno con i suoi ritardi si perpetua, immutabile, nel tempo.

Di questo passato, in parte probabilmente addolcito dal più classico “come eravamo”, la sensazione più forte che porto con me è quella della fiducia che avevamo nel futuro, nella certezza incosciente che avremmo potuto costruirci quello che più sognavamo e che nessun traguardo ci sarebbe stato precluso. Speranze, certo, che poi la vita ha provveduto in tanti casi a ridimensionare, ma che erano sempre guidate da ottimismo e fiducia incrollabili, senza che ci sfiorasse il dubbio che certi traguardi fossero poco più che sogni.

Oggi purtroppo vedo Luino sempre più simile a un pugile fermo sulle gambe perché ha incassato troppi colpi, annichilita a causa di una trasformazione mai completata, sfiduciata nell’attesa di un cambiamento che non arriva, sempre più isolata e ai margini di una zona dove una volta si giocava il ruolo di referente e “capofila”. Una Luino che come una vecchia maitresse imbellettata nasconde i segni del tempo e resta tristemente ancorata ai ricordi; ma che in realtà non ha più la forza per crescere.

Una Luino in cui le speranze e le novità sono affidate ad un manipolo di imprenditori eroi ed incoscienti che approcciano nuove attività, ma abbandonati al loro destino, senza l’appoggio che ognuno di loro meriterebbe per il semplice fatto di averci creduto e provato.

Quasi tutto il resto è “frontalierato”. E’ ormai una quota importante tra i lavoratori luinesi e so per certo che non passa giorno senza che i frontalieri si domandino se il pur corposo stipendio valga le code, le angherie, i soprusi e la fatica; ma inevitabilmente la conclusione è sempre la stessa: “tanto non possiamo farci niente”.

E allora, prima che il bambino della novella, con l’ingenuità propria dei puri, arrivi a dire :”… ma il Re è nudo”, e che con la sua ingenuità trascini come un’onda lunga tutto il popolo ossequiante a riconoscere la farsesca realtà, mi rivolgo ai futuri amministratori, sia maggioranza che opposizione, che avranno l’onere e l’onore di governare il nostro futuro chiedendo loro di essere coraggiosi, lungimiranti e di avere la forza di non navigare a vista, di non incagliarsi su improbabili imprese faraoniche o al limite di un contesto reale e realizzabile, di non fare opposizione demagogica, sterile e personalistica.

Lavorate per restituire a Luino e ai luinesi, il coraggio, la fiducia e gli stimoli necessari a rilanciarla e a rilanciarci.

Usciamo da una tragedia di proporzioni mai viste prima, il Covid; sappiate sfruttarla come base per intraprendere una vera ripartenza. Perché i “grandi” della storia sono quelli che sanno trasformare le difficoltà in opportunità.

I vostri concittadini sono persone operose, che preferiscono il fare al dire, il realizzare al criticare. Ridate loro l’entusiasmo, le sicurezze, l’appoggio e la fiducia necessarie.

Siate insomma dei “buoni padri di famiglia” che accompagnano i figli, incoraggiandoli e sostenendoli, nei difficili passi della vita.

C’è ancora lo spazio per far tacere il bambino, per far si che non abbia a dire : “… il Re è nudo”. 

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