Lombardia | 6 Maggio 2020

Coronavirus, primi riscontri dalla terapia al plasma: gli anticorpi di chi è guarito aiutano i nuovi malati

Il metodo potrebbe incidere sulla replicazione del Covid, nella sua fase più delicata. Per l'ok alla sperimentazione sul territorio servono i protocolli

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In provincia di Varese non è ancora stato utilizzato ufficialmente, ma il metodo del cosiddetto “plasma anti Covid” potrebbe rivelarsi una preziosa arma da impiegare con efficacia nella lotta al coronavirus. E’ questa la sensazione emersa dopo i primi studi – e le prime osservazioni sugli effetti – avvenuti in altri ospedali lombardi, come ad esempio il San Matteo di Pavia, ed è questa anche l’impressione del professor Paolo Grossi, infettivologo membro del comitato tecnico scientifico della Regione, nonché consulente del ministero della Salute, intervistato oggi da La Prealpina.

Sulle pagine del quotidiano, l’esperto ha spiegato con termini più accessibili – rispetto a quelli “da laboratorio” – le dinamiche di impiego e l’azione svolta nella ricerca di anticorpi tramite la “cura del plasma”, che parte da un prelievo ematico a cui viene sottoposto un ex paziente Covid, guarito e potenziale portatore degli anticorpi neutralizzanti che, una volta individuati (e accertate le adeguate condizioni di salute del donatore) vengono infusi nel soggetto malato, per agevolarne la guarigione.

Tra gli aspetti primari di quello che in futuro potrebbe rivelarsi un valido metodo di cura, c’è la fase dell’infezione in cui il meccanismo di ricerca e somministrazione degli anticorpi deve essere attivato. A spiegarlo, tramite La Prealpina, è il professor Grossi: “Il plasma sarebbe da usare in una fase iniziale, quando vi è una attiva replicazione virale“, e poi ancora: “Bloccare precocemente la replicazione può consentire di inibire la risposta esagerata del sistema immunitario prevenendo le gravi complicazione che ne conseguono”.

In assenza di farmaci da reclutare in soccorso di medici e pazienti, la ricerca di soluzioni alternative e terapie – in attesa del vaccino – prosegue. Per l’utilizzo del “plasma anti Covid” nell’ambito dell’Asst dei Sette Laghi, come in tutti gli altri contesti territoriali, è necessario un protocollo sperimentale che deve ancora essere formulato. I segnali raccolti, però, sono indubbiamente incoraggianti.

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