Si avvicina la data del 4 maggio, con l’inizio della Fase 2 e della graduale ripartenza dell’Italia dopo l’emergenza sanitaria dovuta all’epidemia di Covid-19. Sono ancora tanti i dubbi relativi a quali attività riapriranno e in che termini, ma sembra chiaro che tutto ciò che prevede l’aggregazione di tante persone non sarà tra le priorità.
Ciò significa, ad esempio, che saranno molte le attività culturali a restare ancora ferme, dalla musica al teatro. Proprio a questo proposito, Silvia Priori, presidente e direttore artistico di Teatro Blu, Centro di Sperimentazione Teatrale di Cadegliano, ha deciso di scrivere una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al ministro dei beni e delle attività culturali Dario Franceschini.
Silvia Priori è infatti molto preoccupata dall’ipotesi paventata da Franceschini di avviare una “piattaforma stile Netflix per il teatro“, che secondo l’artista è una contraddizione che non permette al teatro di vivere svolgendo la sua reale funzione.
Con il grido di aiuto “Non toglieteci il profumo del pubblico!“, la richiesta di Silvia Priori è quella di continuare a sostenere il teatro dal vivo e di cercare insieme altre soluzioni. “Viviamo nel bel Paese, onoriamo i nostri avi, onoriamo l’ arte e la bellezza in cui siamo nati”, conclude l’artista.
Di seguito la lettera completa di Silvia Priori a Conte e Franceschini.
30 anni pensando, lavorando, sognando il teatro. Poi tutto si arresta di colpo. E ora? Come fare? Cosa fare? Ci mettiamo anche noi sui social?
In fondo li abbiamo sempre usati per diffondere la nostra arte con brevi testimonianze, piccoli promo video per incuriosire il pubblico e portarlo a teatro. Ora NO.
Rispetto i molti attori e le numerose compagnie teatrali, che in questo strano tempo, hanno voluto per ragioni diverse colmare un vuoto pubblicando in svariate maniere il loro teatro on line. Io ho scelto di non trasferire nulla nel virtuale che riguardasse il nostro modo di fare teatro. Mi sembrava una maniera riduttiva e svilente di continuare ad esistere. Preferisco il silenzio e nel silenzio medito la rinascita.
Mi fa male leggere la proposta del Ministro Franceschini di avviare una piattaforma stile Netflix per il teatro. Mi fa male sapere che questa proposta sia stata già sposata da alcuni sindaci per rilanciale la cultura sul proprio territorio. Mi fa male sapere che c’è già chi sta pensando che questa temporanea alternativa possa diventare una soluzione anche nel dopo emergenza. Mi preoccupa, mi inorridisce, mi avvilisce, mi delude e mi fa arrabbiare che in Italia, il paese dell’arte e della bellezza, si possa immaginare di relegare il teatro ad un atto televisivo.
Ma come si fa? Mi hanno insegnato che in teatro si entra in punta di piedi e in silenzio, come quando si entra in una chiesa o in un tempio… Mi hanno insegnato la magia del teatro, fatta di silenzio e ascolto, di sguardi, di odori, di lacrime e di sudore… Mi hanno insegnato il qui e ora.
Ma come si fa a fare teatro se attori e pubblico non sono lì nella stessa sala a vivere quell’atto catartico insieme? Ma come si fa a fare teatro accettando di fare a meno dell’abbraccio del pubblico, prima, durante e dopo, di quell’ abbraccio che ti fa sentire vivo e ti restituisce il senso del teatro. Come di fa a fare teatro senza il profumo del pubblico, il colpo di tosse di quello in terza fila, le risate spontanee o la commozione di qualcuno… Teatro on line? Mi sembra una contraddizione… una parola annienta l’altra! Sarebbe come dire coltiviamo patate senza terra… Il pubblico è la nostra terra e gli artisti hanno bisogno di sentirne il profumo!
Che ne direbbero Giorgio Strehler, Luca Ronconi, Massimo Castri, Tadeuz Kantor, Jerzy Grotowski?
Cosa direbbero loro? Che hanno dedicato la loro vita al lavoro rigoroso, intenso, sposando l’ idea di teatro come comunità, dove si recita per esistere, e dove si esiste per recitare cercando di recuperare il rito ad ogni prova, ad ogni spettacolo con la consapevolezza che i rituali autentici non esistano più. Cosa direbbero loro? Credete che sarebbero stati disposti a svendere il teatro ad una sterile piattaforma virtuale? Meditiamo su come oggi sia possibile raggiungere l’invisibile, oltre che la verità che, sul palcoscenico, è difficile da catturare, perché in continuo movimento ma che se si raggiunge rende il teatro migliore della vita.Ci vuole un’idea? La troveremo! Ma aiutateci, sosteneteci! Troveremo un nuovo modo di incontrarci, di stare insieme per ricreare quella stessa ritualità del teatro che tanto ci manca. Non toglieteci il profumo del pubblico! Faremo teatro nelle piazze, nelle strade, nei grandi spazi… ci distanzieremo, metteremo mascherine e guanti, presidi medici all’ ingresso… ma non toglieteci la magia del rito, del qui e ora, non toglieteci la gioia di quelle vibrazioni che danzano fra palco e platea e che solo il teatro sa regalare.
Come possiamo gestire questa fase di transizione? Il cervello e l’ anima degli artisti non si fermano, continueremo a inventare nuove forme e nuovi modi, lo stiamo già facendo; rileggiamo la storia e ci interroghiamo, cerchiamo nei testi antichi possibili soluzioni, negli autori e nei registi più autorevoli delle risposte… ma tutto mi dice che nessuno e niente potrà sostituire il teatro dal vivo!
Serve coraggio, per resistere e per opporsi a facili soluzioni, il nostro lavoro va sostenuto con piani lungimiranti che sostengano e alimentino l’ amore per il teatro. Siamo vivi e vogliamo continuare ad offrirci al nostro pubblico in carne e ossa con le nostre emozioni.
In un momento come questo, noi che dedichiamo la nostra vita al teatro siamo più che mai necessari… Difendiamo il teatro, questo nostro universo delicato, evanescente ma così necessario… E allora mentre Roma procrastina la chiusura di tutti i teatri chissà fino a quando… io scendo nella mia cantina, chiudo la porta e nel silenzio continuo a sognare ad occhi aperti… penso alla nostra prossima creazione, alla grande festa che ci sarà, alla gente, ai sorrisi, alla voglia di tornare a riabbracciarsi… e questo mio pensiero è contagio positivo, un contagio che solo il Teatro sa fare. Oggi domani e dopodomani anche con i teatri chiusi continuiamo a costruire comunità, dedicando sorrisi contagiosi… perché più siamo comunità e più voliamo alto…
Chiedo a voi, massime autorità politiche: sostenete il Teatro dal vivo! Viviamo nel bel Paese, onoriamo i nostri avi, onoriamo l’ arte e la bellezza in cui siamo nati.
Silvia Priori
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