Ossequi a tutti voi e, anche se dopo due settimane, eccovi un nuovissimo servizio: ho intenzione di parlarvi di un soggiorno linguistico, il secondo della mia carriera scolastica dopo quello di Montpellier, in Francia. Si è ambientato a Canterbury, in Regno Unito, e adesso vi spiego dettaglio per dettaglio come è andata.
Era il 16 febbraio, il giorno della partenza. Perciò mi son preparato a dovere con carta d’identità e valigia recandomi verso l’aeroporto di Malpensa alle 17. È qui che ho preso per la primissima volta l’aereo che ha percorso per circa due ore per portarci a Londra Gatwick. Ovviamente mi sono accorto del bizzarro clima britannico, misto tra un vento fortissimo che farebbe invidia a quello di Trieste, pioggia e sole. Sono arrivato alla destinazione, Canterbury, e il giorno dopo ho iniziato ad incamminarmi verso il Concorde International. Non per niente si appella soggiorno linguistico!
Mi sono incamminato per Canterbury nel pomeriggio naturalmente non da solo, trovandomi in un posto totalmente diverso dalla mia Italia. Mi è sembrata una sorta di Varese alla britannica, accompagnata da uno stile prettamente medioevale con una piovosità così dispettosa per via della presenza di bancarelle e negozi, ove mi sono, previa la mia partenza, preso la libertà di acquistare dei ricordini per me e per la mia famiglia grazie anche alle sterline e ai pence (ero nel Regno Unito, l’economia lì funziona così). Nel Concorde ho assistito ad una sostanziale miglioria linguistica.
Ma Canterbury non è l’unico luogo che ho visitato: giovedì siamo stati pure nel territorio londinese – per me la prima volta in assoluto -, dove ho scattato iconiche immagini. Buckingham Palace, il London Eye, il Trafalgar Square e la colonna di Horatio Nelson che portò gli inglesi alla vittoria nell’omonima battaglia, il British Museum, Covent Garden, Saint James Park, il Big Ben (oggi in ristrutturazione), sono stati tutti programmati nella gita. Benché il tempo fosse ancora dispettoso, ce la siamo spassata alla grande e siamo tornati a Canterbury verso sera.
Ma purtroppo, come tutte le cose, anche quelle più belle hanno un inizio e anche una fine e così siamo tornati a casa. Dopo una bellissima esperienza nel territorio inglese, non vedevo proprio ora di ritornare a casa. E così, credo di poter concludere il mio servizio, ma sappiate che io, Samuele Pio, tosto o tardi farò ritorno con una novella storiella… alla Samuelpiense!
