Desolazione è quella provata dai presenti ieri alla casa di riposo di Agra, vedendo una struttura che lentamente in questi giorni si è svuotata della propria quotidianità, dei propri ospiti, dei propri dipendenti, delle loro storie e dei rapporti che si sono venuti a creare in questi anni. Ma anche tristezza ed amarezza per una realtà che era il fiore all’occhiello del territorio e che, stando a quanto hanno sempre affermato gli anziani presenti, tutto avrebbe potuto fare fuorché chiudere. Anche l’ATS, negli scorsi giorni, aveva affermato che la struttura è ineccepibile.
A questi sentimenti, inoltre, se ne aggiunge un altro, che non è meno importante: l’impotenza. Ospiti, dipendenti e, soprattutto, il direttore della struttura Fausto Turci nulla hanno potuto fare ad una decisione che, dall’inizio del caso (ndr, 25 settembre), speravamo potesse essere risolta, se solo si fossero messe da parte, o almeno prese in considerazione, questioni politiche e burocratiche sia da parte di Regione Lombardia, in primis dalla Lega Nord, sia dalla proprietà, rappresentata dal gestore, l’amministratore unico della “Sant’Ambrogio Servizi srl”, Gianni Caprara.
A nulla è valso anche l’ultimo tentativo di strappare qualche sorriso, dopo l’affissione negli scorsi giorni di un volantino sarcastico nella bacheca all’ingresso della struttura, che invitava i politici che nel 2015 avevano inaugurato la struttura, ad essere presenti il giorno della chiusura. Gli unici politici presenti ieri, invece, sono stati il sindaco di Agra, Ernesto Griggio, il suo vice Angelo Agnesetti e la consigliere luinese di minoranza Enrica Nogara, che dopo la visita insieme al consigliere regionale Alessandro Alfieri, non è voluta mancare per dare il proprio sostegno morale a coloro i quali hanno chiuso i cancelli, svuotando l’edificio.
Toccante il momento in cui gli ultimi anziani hanno lasciato la casa di riposo che, piangendo, non hanno potuto far altro che ringraziare Turci e i dipendenti. Ricordano ancora una volta che in questi due anni non gli hanno mai fatto mancare nulla, dal bicchiere d’acqua alle medicine, dalla colazione alla merenda, dal pranzo ad una semplice chiacchierata. Se alcuni di loro hanno lasciato Agra in ambulanza altri sono stati portati via in macchina dai propri familiari. Tristemente.
“Ieri è stato un brutto giorno per la nostra comunità e per il nostro territorio – spiega un amareggiato sindaco Griggio -. C’ero sia il giorno dell’inaugurazione che nel giorno della chiusura. Che fine farà questa struttura? Siamo proprio sicuri che la politica non poteva evitare il dramma che ho visto con i miei occhi in questi giorni? Io non posso far altro che ringraziare il direttore Turci e tutti i dipendenti per la dedizione con cui hanno seguito gli anziani, fino all’ultimo”.
A ribadire la propria posizione anche la luinese Enrica Nogara. “E’ incredibile come si sia andati solo nella direzione di chiudere la RSA Vanda Albertini. Nessuno è riuscito a capire che in primis bisognava tutelare il benessere di questi anziani, che ora sono stati trasferiti altrove. Nessuno ha preso in considerazione il fatto che qui, in queste settimane, sono state strappate relazioni che si erano costruite con il tempo e la fiducia. Ad essere colpiti, poi, sono anche i dipendenti. Tra loro non tutti hanno trovato un altro lavoro”.
Delusione si evince anche dalle parole del direttore Fausto Turci. “Si poteva fare molto di più, bastava poco da parte di tutti per scongiurare la chiusura. Mi sarebbe piaciuto che i politici presenti all’inaugurazione avessero visto i volti, la tristezza e gli occhi dei nostri ospiti mentre andavano via. Così non è stato. Sono sicuro che per questi politici sarebbe stato duro dimenticare i momenti che invece abbiamo vissuto noi”.
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Ma qualcuno vuole, per favore, spiegare bene bene il perché di quanto è successo in modo da attribuire pragmaticamente le responsabilità? Comunque conosco Gianni Caprara dal liceo e mi sembra uno poco incline ad usare l’oliatore e a ungere. Forse è stato questo il vero problema.