6 Dicembre 2016

Luino, “Run for a dream”: Filippo Menotti compie l’impresa e conquista il lago Maggiore

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“Ce l’ho fatta”, sono queste le parole pubblicate da Filippo Menotti sulla pagina ufficiale dell’evento “Run for a dream”. L’atleta varesino ha completato il giro del lago Maggiore di corsa, partendo sabato mattina da Luino, per farvi ritorno domenica sera, a conclusione di un percorso di 162 km.

Run for a dream, Filippo Menotti conquista il lago Maggiore: "La testa fa tutto"

Filippo Menotti all’arrivo davanti al comune di Luino domenica, con il suo coach Alberto Mereghetti

Luino, “Run for a dream”: Filippo Menotti compie l’impresa e conquista il lago Maggiore. Gli sport estremi sono quelli che portano l’uomo a spingersi oltre le proprie possibilità fisiche e spesso sentiamo storie di atleti che si mettono alla prova, sfidando i propri limiti in condizioni che gli uomini comuni posso solo ammirare. E questa è la storia di Filippo Menotti che, da anni, compie gesta straordinarie e continua a sfidare sé stesso, come durante il “Sardegna No Limits 2016″, che lo ha visto attraversare la Sardegna in un percorso lungo 449 chilometri e 14410 metri di dislivello positivo, da Olbia fino a Cagliari sotto il sole cocente di agosto, o come nel 2015 quando ha attraversato l’arco alpino, da Trieste a Domodossola, (ndr, “via Alpina”) in solitaria senza cartine e senza GPS, per 1020 chilometri di percorso e 44mila metri di dislivello positivo. E così, Filippo, lo scorso weekend, ha compiuto un’altra impresa, quella di percorrere il giro del lago Maggiore in corsa, partendo da Luino sabato ed arrivando il giorno dopo sempre nel paese lacustre.

“Un’esperienza stupenda intorno ad un lago stupendo – confessa Filippo -. Ho visto paesaggi e scorci che mi hanno trasmesso emozioni davvero forti e ogni posto in cui sono passato, era davvero unico, ma è stata dura”. Ora può sorridere Filippo, e mentre lo fa ci racconta quello che lo ha stupito di più durante l’impresa sul lago Maggiore, tra le luci e le ombre dei paesini che lo hanno visto correre via. “A Stresa, dopo circa 70 km dalla partenza, un ragazzo ci stava aspettando e aveva messo a disposizione un bar come ‘punto ristoro’. Poco prima che arrivassimo ha mandato un messaggio al mio coach, che mi seguiva sulla fat bike, dicendo ‘Stresa freme’. Mi ha fatto davvero piacere”. Dice di aver incontrato molta umanità in questa avventura: molte persone lo riconoscevano, lo salutavano e applaudivano. Persino due macchine della Guardia di Finanza si sono accostate per incitarlo a non mollare.

Come ogni grande avventura, non sono mancati gli imprevisti. “Le prime difficoltà sono arrivate dopo 100 km, perché ho iniziato a sentire male al ginocchio. Fino a quel momento ero andato bene: avevo tenuto una buona media, non ero stanco e avevo già consumato 6000kcal. Grazie al supporto del mio amico e coach Alberto Mereghetti, sono riuscito a stringere i denti, ma la difficoltà più grande l’ho avuto ad Oggebbio: ho avuto una congestione e mi sono dovuto fermare. Battevo i denti, mi sentivo svenire. Alberto mi è stato vicino e ha trovato una persona stupenda che mi ha ospitato, in piena notte, per farmi riprendere. Li ringrazio molto, perché fossi stato da solo, sarebbe stato molto brutto”. Mentre lo racconta non è abbattuto, anzi ha la serenità e la consapevolezza di chi ha guardato in faccia la difficoltà e l’ha affrontata. C’è fermezza nella sua voce: “A quel punto non avevo più la testa per andare avanti. La testa fa tutto, ma non volevo mollare, non volevo deludere chi stava credendo in me. Mi alleno molto, anche a sopportare il dolore e, anche se mi rendo conto che ‘non farcela’ fa parte del gioco e ci vuole forse più coraggio a dire ‘basta’ che decidere di andare avanti, ho scelto di proseguire. Alberto non mi ha mollato un momento, mi ha spinto ad andare in fondo e, negli ultimi chilometri di corsa, da Magadino a Luino, mi gridava ‘Non fa male!’. E’ stato importante avere lui in questa impresa”.

Ma l’impresa non finisce fino a quando non si arriva infondo. Ora, a mente fredda, ripercorrere quei momenti che sembrano così interminabili quando li si vive, Filippo sorride. Un sorriso che si fa quando ci si pregusta quello che si sta per raccontare. “Quando sono arrivato a Zenna, c’era il consigliere Antonio Palmieri ad aspettarmi. Voleva misurarmi la pressione, ma gli ho detto che preferivo aspettare di arrivare alla fine per saperlo”. Poi un’altra piccola crisi, come è normale che sia: “All’ultima galleria prima di Luino, ho avuto una piccola crisi, ma solo perché ero davvero vicino alla fine. A Maccagno, invece, mi sono goduto un piccolo momento in compagnia di un amico che ha sfidato il freddo e mi ha tenuto compagnia per qualche chilometro in cui abbiamo camminato insieme e chiacchierato”. Poi l’arrivo, la vittoria sui propri limiti, la conclusione di un’impresa voluta e sofferta: “Era la gara della mia terra, non volevo deludere e volevo chiudere in bellezza il 2016”.

“Sfide che nascono da un’idea, da un sogno”. Filippo ha pensato a questa “Run for a dream” lungo il lago Maggiore, mentre correva lungo le coste del lago di Varese. “Mentre corro penso a tenere la concentrazione su quello che sto facendo e sui chilometri che mi aspettano, perché gli imprevisti ci sono sempre. Quando ho un percorso lungo, immagino che ogni punto in cui arrivo, sia un tassello in più sul totale. Mi fisso dei piccoli obiettivi per raggiungere un’impresa”. Ma ce n’è anche altro, perché Filippo svela un suo sogno e lo fa con l’ardore che ha solo chi sa sognare davvero: “Vorrei che esistesse una pista ciclabile intorno a tutto il lago Maggiore. I paesi nordici sono un esempio per questo. Il lago, le montagne e tutto ciò che abbiamo intorno è semplicemente stupendo ed emozionante, dobbiamo valorizzarlo. Una pista ciclabile del genere rilancerebbe il turismo, anche quello sportivo, e si potrebbero organizzare delle gite itineranti per far scoprire i nostri territori. Sarebbe un enorme passo in avanti per tutti”.

Il pensiero vola già alla prossima impresa da compiere nel 2017. “Ho un’altra avventura che mi aspetta tra maggio e giugno 2017 di cui, però, non posso dire molto. Sarà più lunga di questa e più faticosa e partirà dall’estero per concludersi in Italia. Un grazie a tutti per questo weekend, in primis al mio coach, Alberto Mereghetti, senza dimenticare tutte le persone che lo hanno supportato. Infine, vorrei ringraziare anche i miei sponsor che mi garantiscono di potermi mettere in gioco periodicamente: l’Enoteca San Vittore di Varese, la “Ciclista EBS” di Gavirate, la “Piccola England” di Varese, “Bertoni Eyewear”, “Dryarn”, “Kedra-T”, “Noene Italia” e “Hokaoneone”.

Una piccola grande impresa che, anche sul lago Maggiore, da Luino, ha regalato a tutti una grande emozione.

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