Luino | 1 Novembre 2026

Luino, dopo dieci anni di paure Pietro Merlo torna a vivere con serenità

Il medico racconta il nuovo intervento all'ospedale di Varese, dopo quello cardiologico del 2023. Una testimonianza di gratitudine verso i sanitari che lo hanno seguito

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Dieci anni trascorsi con la preoccupazione per un aneurisma dell’aorta addominale, poi la decisione di affrontare l’intervento e la possibilità di tornare a vivere senza quella paura quotidiana.

È la storia raccontata da Pietro Merlo, che a settembre ha compito 80 anni, già primario di Medicina Generale all’Ospedale di Luino, che ha voluto condividere pubblicamente la propria esperienza e ringraziare i medici che lo hanno accompagnato in un percorso sanitario particolarmente delicato.

Il suo nome era già comparso sulle pagine della stampa locale nel 2023, quando era stato protagonista di un grave episodio cardiologico, superato grazie all’intervento dell’équipe di Cardiologia dell’Ospedale di Varese.

Da allora sono trascorsi tre anni durante i quali, come racconta lo stesso Merlo, la vita aveva ripreso il proprio corso tra lavoro, attività sportiva e famiglia. Un periodo complessivamente positivo, pur segnato dalla presenza di un problema di salute che continuava a rappresentare una fonte di preoccupazione.

Da oltre dieci anni, infatti, il medico sapeva di avere un aneurisma dell’aorta addominale, una dilatazione del principale vaso sanguigno dell’addome. Fino a quel momento aveva scelto di non sottoporsi all’operazione, temendo che la propria condizione cardiologica potesse rendere l’intervento particolarmente rischioso.

Con il passare del tempo, tuttavia, la situazione era diventata sempre più difficile da affrontare sul piano personale. La consapevolezza della presenza dell’aneurisma, insieme al timore di una possibile rottura, aveva finito per condizionare la sua quotidianità.

La svolta è arrivata attraverso un confronto con il professor Matteo Tozzi, direttore della Chirurgia Vascolare di Varese, al quale Merlo si è rivolto dopo anni di dubbi e incertezze.

Nel suo racconto, il medico ricorda come siano bastati pochi minuti di colloquio per trovare la fiducia necessaria ad affrontare l’operazione. Lo specialista gli avrebbe spiegato la necessità di intervenire tempestivamente, valutando anche le problematiche legate alla sua storia cardiologica.

L’intervento è stato quindi organizzato ed eseguito nel giro di pochi giorni, superando anche le difficoltà connesse al rischio anestesiologico. Un passaggio importante per Merlo, che per anni aveva considerato la propria situazione troppo complessa per essere affrontata chirurgicamente. «Ora la bolla non c’è più e rifletto con diversa speranza nel mio futuro, sapendo comunque che tutti corriamo alla casa comune», commenta il dottore.

Le sue parole raccontano soprattutto il cambiamento nella vita di tutti i giorni. Dopo un lungo periodo nel quale il pensiero dell’aneurisma era diventato una presenza costante, Merlo descrive la sensazione di poter finalmente affrontare le giornate con maggiore tranquillità.

«Mi sembra quasi strano non avvertire più la pulsazione nella pancia e di non dovermi preoccupare tutte le notti circa il risveglio della mattina», aggiunge, soffermandosi su una paura che lo aveva accompagnato per molto tempo.

Accanto al professor Tozzi, un ringraziamento particolare viene rivolto al dottor Franco Compagnoni, al quale Merlo dedica parole di profondo affetto, ricordando un legame personale che risale all’infanzia. «Un grazie particolare al dottor Franco Compagnoni, antico pulcino del mio nido e attualmente Fratello minore sotto le cui ali ho trovato protezione», scrive l’ex primario luinese.

La testimonianza si conclude con un pensiero rivolto a tutte le persone che gli sono state vicine e che hanno contribuito ad accompagnarlo attraverso le difficoltà degli ultimi anni: «Grazie a tutti quelli che mi hanno aiutato».

Un racconto personale che unisce l’esperienza di un medico a quella di un paziente, restituendo il significato umano di un percorso di cura affrontato dopo anni di esitazioni. E che, attraverso le parole di Pietro Merlo, diventa anche un riconoscimento al lavoro dei professionisti sanitari dell’Ospedale di Varese.

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