Ci sono persone che lasciano un ricordo non soltanto nelle persone che hanno incontrato, ma anche nei luoghi che hanno contribuito a costruire e nelle esperienze che hanno trasmesso alle nuove generazioni.
È il caso di Gianfranco Chinelli, scomparso all’età di 86 anni, conosciuto nel Luinese per la sua attività nel settore delle costruzioni in ferro e per il lungo impegno nel mondo dello scoutismo.
Il suo nome è legato a diverse opere realizzate tra Luino, Germignaga e il territorio circostante, ma anche a generazioni di ragazzi che, attraverso l’esperienza scout, hanno imparato da lui il valore della manualità, della disciplina, della collaborazione e della vita all’aria aperta.
Chinelli ha gestito la propria attività nel settore delle costruzioni per 17 anni, sviluppando nel tempo competenze che lo avevano portato a lavorare su numerosi interventi, anche oltreconfine, in Svizzera, dove era conosciuto per la sua professione.
Tra i lavori ai quali aveva contribuito figura il ponte Hussy, tra Creva e Voldomino, che attraversa il fiume Tresa e sul quale aveva eseguito interventi di sistemazione. A lui sono inoltre legate opere come il Ponte Prato, tra la zona del Boschetto e la Colonia a Germignaga, e alcune realizzazioni presso diversi hotel del territorio luinese.
Strutture e interventi che raccontano una parte della sua vita professionale, caratterizzata dalla conoscenza dei materiali e dalla capacità di trasformare un progetto in qualcosa di concreto. Un’attitudine che Chinelli aveva portato anche fuori dal lavoro, dedicando tempo ed energie all’educazione dei giovani.
È proprio il mondo scout a restituire uno dei ricordi più intensi di Gianfranco. A raccontarlo è Simona, una delle ragazze che lo avevano conosciuto come capo reparto e che oggi ha voluto affidare a una lunga lettera i ricordi di un’esperienza educativa rimasta viva a distanza di tanti anni.
«Spero che con queste parole vi arrivi l’odore del legno, della terra bagnata, della corda di canapa intrecciata, del fumo del fuoco da campo… Vi arrivi il peso sano della fatica e la leggerezza luminosa dei sogni fatti grandi», scrive Simona, introducendo un messaggio rivolto non soltanto a Gianfranco, ma anche ai capi scout più giovani.
«Tu sei stato un maestro per le nostre generazioni, il nostro capo reparto. Con te lo scoutismo non è mai stato una teoria, ma vera vita scout», prosegue la lettera, ripercorrendo le attività, le imprese e gli insegnamenti ricevuti durante gli anni trascorsi insieme.
Ne emerge la figura di un uomo che attribuiva grande importanza al sapere e al saper fare, alla conoscenza della natura, all’orientamento, alla tecnica e alla capacità di affrontare le difficoltà. Dalla topografia alle costruzioni con pali e corde, dalle segnalazioni Morse alle veglie sotto le stelle, ogni esperienza diventava un’occasione di apprendimento.
«Ci hai insegnato che la topografia – con i suoi azimut, le coordinate e le misure dei segmenti del corpo – non serviva solo a orientarsi nei boschi, ma era uno strumento per orientarsi nella vita come in un grande gioco. Che solo gioco, però, non era mai».
Tra i ricordi di Simona ci sono anche le imprese raccontate da Gianfranco, come quella di una zattera autocostruita che da Milano aveva raggiunto il mare scendendo lungo il Po, e i grandi progetti realizzati durante i campi scout. Portali imponenti, alzabandiera altissimi, tende e strutture progettate e costruite dai ragazzi sotto la sua guida.
«Con te, i racconti non erano semplici miti, ma imprese; il valore dei sogni: “Se puoi sognarlo, puoi farlo”», ricorda ancora Simona.
La stessa precisione che caratterizzava il suo lavoro emergeva nel rapporto con i giovani. L’ordine, la cura dell’uniforme, la disciplina e il rispetto delle regole erano elementi fondamentali del suo modo di intendere lo scoutismo, insieme alla fiducia nelle capacità dei ragazzi.
«Riponevi in noi, nei giovani, la fiducia delle cose fatte bene. Credevi che il fine ultimo fosse sviluppare e perfezionare il carattere. E lo facevi anche attraverso quei richiami che non dimenticheremo mai: uno sguardo dritto negli occhi, severo e profondamente amorevole».
Nella lettera trovano spazio i canti intorno al fuoco, le attività sportive, le costruzioni, i giochi di osservazione e le grandi ambientazioni ispirate alla storia dello scoutismo e al suo fondatore Robert Baden-Powell. Esperienze nelle quali Gianfranco cercava di coinvolgere tutti, incoraggiando ciascuno a superare i propri limiti.
Un impegno che, come sottolinea Simona, nasceva dalla convinzione che i giovani rappresentassero una risorsa da accompagnare nella crescita, affidando loro responsabilità e strumenti per affrontare il futuro.
«Gianfranco, tu ci hai trasmesso tutto questo mettendoci il cuore e la tua intera vita. Oggi lo consegniamo ai nostri capi più giovani, perché capiscano che lo scoutismo non si eredita per caso, ma si custodisce con la stessa passione, la stessa disciplina e lo stesso amore con cui tu hai guidato i nostri passi».
La lettera si conclude con due parole che appartengono profondamente alla tradizione scout e che racchiudono il saluto di chi lo ha conosciuto: «Buona strada, Capo».
Accanto all’impegno professionale e associativo, resta il dolore della famiglia. A dare il triste annuncio della scomparsa sono la moglie Adriana, i figli Paola con Edoardo e Andrea con Monica, i nipoti Giulia, Emir, Paolo e Omar, insieme ai parenti e agli amici.
I funerali di Gianfranco Chinelli saranno celebrati domani, venerdì 30 ottobre, alle ore 10.30, nella chiesa della Beata Vergine Addolorata, a Comacchio di Cuvio. La funzione sarà preceduta, alle ore 10, dalla recita del Santo Rosario. La salma è composta presso la camera mortuaria dell’ospedale di Varese. Al termine delle esequie, Gianfranco proseguirà per il crematorio di Varese.
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