Riceviamo e pubblichiamo una lettera di risposta a quella inviataci da Gaia Maltese, a firma del Giovane Democratico Matteo Bianchi. Al centro della missiva, anche in questo caso, il tema delle proteste degli studenti e contro il carovita degli ultimi giorni, sfociate anche in veri e propri saccheggi nei negozi del centro di Milano a opera di giovanissimi.
Bianchi sottolinea come le violenze non abbiano nulla a che fare con le vere motivazioni di chi è sceso in piazza a manifestare pacificamente, ma anche che se condannare quanto accaduto «serve a chiudere il discorso» senza ascoltare i problemi sollevati dai giovani, «allora non basta».
Ecco la tua lettera.
Cara Gaia,
ti ringrazio per la lettera. Condivido la preoccupazione per le immagini di questi giorni, ma non l’impostazione.
Vetrine sfondate, saccheggi, aggressioni: tutto questo non ha niente a che fare con le ragioni di chi è sceso in piazza, e va chiamato con il suo nome. Chi lo ha fatto, spesso ragazzini senza una regia politica, ha tolto spazio a chi manifestava pacificamente.
Ma proprio qui sta il punto. Venerdì migliaia di studenti hanno protestato per la scuola, sabato in tante città si è manifestato contro il carovita. Tante persone quasi tutti giovanissimi si sono staccati da quei cortei, e per giorni si è parlato solo di loro. Di fondi, edifici scolastici, stipendi bassi e futuro praticamente nulla.
È la distrazione più comoda, e la politica l’ha usata subito: la maggioranza ha chiesto all’opposizione di “uscire dall’ambiguità” e si prepara già un altro decreto sicurezza. Lo stesso sindaco di Milano ha avvertito che c’è chi può strumentalizzare tutto questo per il consenso elettorale.
Per questo non credo nella condanna unanime come atto finale. Va bene condannare, ma se serve a chiudere il discorso, allora non basta.
Poi c’è il tuo “studiamo, usiamo lo studio come arma”. Bellissimo, ma dove studiano questi ragazzi se la scuola cade a pezzi e mancano i fondi? E perché dovrebbero farlo con convinzione, se non vedono un futuro ad aspettarli? Non è una domanda per i più giovani, è una domanda per noi adulti.
Dire no ai sampietrini e sì all’ascolto non è una contraddizione. Io sto con chi chiede più scuola, non più manganelli.
Ps: Non dubito della tua buona fede, ma credo che la tua lettera, senza volerlo, finisca per fare il gioco di chi preferisce parlare di vetrine rotte piuttosto che di scuola. La richiesta di una condanna unanime è la stessa che da giorni arriva dalla maggioranza di governo: è un modo comodo per spostare il discorso dal perché al come. Il rischio è che anche i nostri appelli più sinceri vengano usati così.
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