Riceviamo e pubblichiamo una lettera di risposta da parte del gruppo “Proposta per Luino 2.0”, dopo la notizia di ieri relativa alla possibilità di tornare ad avere la linea ferroviaria per il trasporto passeggeri annunciata dal consigliere Emanuele Monti e ripresa uesta mattina dal sindaco e deputato Andrea Pellicini e dal consigliere regionale Samuele Astuti.
Il ritorno dei treni passeggeri sulla linea del Lago Maggiore viene presentato come un primo passo importante. Peccato che di questo scenario si discutesse già nel 2022, nell’ambito del progetto Smart Border. E allora una domanda è legittima: stiamo davvero annunciando una novità o riscoprendo un percorso già avviato?
Ho letto con interesse le dichiarazioni del consigliere regionale Emanuele Monti sul possibile ripristino del servizio ferroviario passeggeri lungo la tratta Luino–Sesto Calende, accompagnate dai ringraziamenti al sindaco di Luino Andrea Pellicini per il lavoro svolto.
Ogni iniziativa capace di migliorare la mobilità del nostro territorio merita attenzione e sostegno. Ma c’è un aspetto che ritengo importante chiarire, soprattutto per rispetto della storia amministrativa e delle persone che negli anni hanno lavorato su questi temi.
Nel 2022 questa prospettiva era già stata affrontata in Regione Lombardia. In quell’anno, nell’ambito degli approfondimenti legati al progetto Smart Border, una delegazione composta dall’allora sindaco Enrico Bianchi, dall’assessore Porfiri, dalla responsabile dell’Ufficio Tecnico Francesca Contini e da Valeria Squitieri partecipò a un incontro in Regione Lombardia.
In quell’occasione, un dirigente dell’area sviluppo progettuale di Regione Lombardia aveva già illustrato uno scenario infrastrutturale che prevedeva la riattivazione del corridoio ferroviario tra Malpensa e Sesto Calende e il recupero della linea del lago. E non si trattava semplicemente di immaginare qualche treno passeggeri in più.
Il tema era molto più ampio: ripensare la capacità e l’organizzazione del sistema ferroviario del territorio, superando le criticità legate alla disponibilità delle tracce orarie e alla convivenza tra traffico merci e passeggeri. In altre parole, già quattro anni fa si ragionava su come restituire al collegamento ferroviario un ruolo strategico nella mobilità dell’Alto Verbano, migliorando l’accessibilità del territorio e creando le condizioni per un incremento delle frequenze.
Per questo, leggere oggi che sarebbe stato compiuto il “primo passo” lascia quantomeno perplessi.
Naturalmente, un conto è discutere uno scenario progettuale, un altro è tradurlo in atti amministrativi, finanziamenti e servizi effettivamente operativi. Se il Consiglio regionale ha oggi assunto un nuovo impegno formale, questo rappresenta un passaggio positivo.
Ma un nuovo atto politico non coincide necessariamente con la nascita di una nuova idea. E soprattutto non dovrebbe cancellare il lavoro istituzionale svolto in precedenza.
La mobilità ferroviaria non può diventare una competizione per attribuirsi la paternità di un progetto. Le infrastrutture hanno tempi lunghi, attraversano amministrazioni differenti e richiedono continuità, competenze e programmazione. È proprio questa continuità che andrebbe valorizzata, anziché lasciare intendere che ogni avanzamento nasca esclusivamente dall’iniziativa politica del momento.
Da chi si occupa di mobilità ci si aspetterebbe anche qualche risposta concreta. Quale modello di esercizio ferroviario si intende adottare? Quali frequenze sarebbero realisticamente sostenibili? Come verranno gestite le interferenze con il traffico merci? Quale ruolo avrà il collegamento con Malpensa? E soprattutto, esistono già un cronoprogramma, una valutazione dei costi e una prospettiva di finanziamento?
Perché il vero risultato non sarà ottenere un altro titolo di giornale, ma vedere finalmente un servizio ferroviario capace di rispondere alle esigenze di studenti, pendolari, lavoratori e turisti. Il territorio non ha bisogno di continue prime pietre simboliche. Ha bisogno che i progetti già discussi vengano portati avanti e, possibilmente, realizzati.
Ben venga quindi l’impegno del consigliere Monti e di chiunque voglia contribuire a migliorare i collegamenti ferroviari del Verbano.
Ma sarebbe altrettanto corretto riconoscere che questo percorso ha radici precedenti, che risalgono almeno al 2022, e che altre persone e altre amministrazioni avevano già affrontato il tema con Regione Lombardia. Perché la buona politica non consiste nel far sembrare nuovo ciò che nuovo non è.
Consiste nel prendere il lavoro già fatto, riconoscerlo e trasformarlo finalmente in risultati. E dopo quattro anni, più che annunciare un primo passo, sarebbe interessante capire quanti ne mancano ancora per vedere il primo treno passeggeri.
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