Si è tenuta ieri mattina, martedì 20 ottobre, davanti alla giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Varese, Rossana Basile, una tappa fondamentale nell’ambito di un presunto sistema illegale di compravendita di documenti italiani falsi riservati a cittadini brasiliani, come affermato anche in un articolo sul quotidiano La Prealpina.
I cinque soggetti coinvolti devono rispondere, a vario titolo, delle accuse di falso e corruzione. Il quadro processuale vede una richiesta di condanna a tre anni di reclusione formulata dal pubblico ministero Pietro Bernardoni per un imputato che ha scelto il rito abbreviato, la cui sentenza è prevista per la fine di febbraio 2027.
Invece, per un altro indagato, risultato irreperibile, si prospetta una pronuncia di non doversi procedere per mancata conoscenza del procedimento, mentre per gli ultimi tre la pubblica accusa ha sollecitato il rinvio a giudizio di fronte alle richieste di assoluzione avanzate dai legali difensori Alessandra Cetraro, Gianluca Franchi e Marco Lacchin.
L’indagine, condotta dalla Polizia di frontiera di Luino, è scattata nei primi mesi del 2025 a seguito di alcune anomalie riscontrate dagli agenti dell’ufficio passaporti. A far scattare gli accertamenti è stato un insolito e continuo flusso di richieste per l’ottenimento del documento da parte di cittadini brasiliani divenuti italiani da pochissimi giorni e tutti domiciliati nella stessa zona dello stesso Comune.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la rete vedeva protagonisti quattro cittadini brasiliani alla guida di agenzie specializzate nella gestione di queste pratiche, una delle quali con sede in provincia, unitamente a un ex dipendente comunale. Quest’ultimo, sfruttando il proprio ruolo, avrebbe garantito l’esito favorevole e in tempi rapidi delle procedure di riconoscimento della cittadinanza, incassando tra i 200 e i 500 euro per ogni singola pratica, per un totale di circa 360 casi accertati dagli investigatori.
Inoltre, la stessa area geografica era già stata teatro, lo scorso maggio, di un’altra operazione condotta dalla Squadra Mobile che ha portato all’arresto di sette cittadini turchi e una cittadina italiana. In quel caso, la Direzione Distrettuale Antimafia di Milano ha contestato il reato di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per un’organizzazione che pretendeva dai 6mila ai 7mila euro a migrante per pianificare i viaggi dalla Turchia verso il Nord Europa lungo la rotta balcanica, passando per l’Italia e la Svizzera.
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