Riceviamo e pubblichiamo una nota firmata da Paolo Nicastri, 19enne ex esponente del Movimento Alternativo e candidato alla carica di sindaco di Luino, oggi fondatore dell’associazione giovanile NOVA.
Nicastri, con le sue parole, intende rispondere alle accuse e alle critiche che gli sono state mosse dopo che, tra la serata di lunedì 19 e la mattinata di martedì 20 ottobre, ha pubblicato alcuni post sui social relativi ai messaggi allarmanti che avevano iniziato a circolare anche nelle chat dei giovani luinesi – poi rivelatisi infondati – per cercare di diffondere in maniera immediata la mancanza di conferme ufficiali su quanto contenuto in quelle conversazioni.
Si trattava, lo ricordiamo, di messaggi che parlavano di potenziali aggressioni e devastazioni in scuole di Varese e Luino sulla scia di quanto accaduto nel fine settimana nel centro di Milano e in altre città del Nord Italia, dove centinaia di ragazzini, molti dei quali anche minorenni, hanno distrutto e saccheggiato negozi durante le proteste studentesche.
Ecco le sue parole.
Ho scelto di scrivere perché, dopo quanto accaduto e dopo le numerose accuse ricevute, ritengo doveroso dire la mia e chiarire ciò che ho effettivamente comunicato.
La sera del 19 ottobre erano circa le undici. Circolavano messaggi che stavano spaventando molti giovani e genitori. Centinaia di persone mi contattavano per capire cosa stesse succedendo. A tutti rispondevo con la stessa cautela: «Attenzione, non c’è nulla di confermato». Chi ha ricevuto le mie risposte può testimoniarlo.
In quel momento i social erano il mezzo più rapido a mia disposizione per raggiungere quei ragazzi, molti dei quali nel panico. Non potevo aspettarmi che a quell’ora uscisse immediatamente un articolo, né che venisse letto proprio dai giovani che cercavano risposte.
Nel primo video non ho pubblicato una singola chat e ho dichiarato espressamente che nulla era confermato. Sempre quella sera il sindaco mi ha contattato, autorizzandomi a riferire che aveva avvisato le forze dell’ordine. Ho riportato questa informazione senza presentarla come una conferma dell’autenticità dei messaggi.
Il giorno successivo ho pubblicato tre screenshot per dare un contesto a chi non capiva di cosa si parlasse, censurando i nomi e i termini più forti. Sia nella descrizione sia nel commento fissato ho ribadito che nulla era confermato. Ho inoltre segnalato sui miei canali che diverse immagini circolate erano false.
Eppure, dopo aver detto «nulla è confermato», leggevo: «Perché confermi tutto questo?». Spiegavo che i messaggi erano da verificare e venivo accusato di presentarli come veri. Io dicevo una cosa e mi veniva contestato il suo contrario. Non una diversa interpretazione del tono, ma affermazioni che non avevo fatto. Come si può discutere seriamente se si ignorano precisazioni espresse nel video, nella descrizione, nel commento fissato e nelle risposte private?
Si possono contestare le mie scelte, compresa quella di pubblicare gli screenshot censurati. Ma almeno si consideri ciò che ho realmente detto. Anche termini come “allarmismo” sono stati usati spesso a sproposito, senza indicare quale certezza avessi dato o quale mia affermazione fosse falsa. Una contestazione seria richiede argomenti, non soltanto etichette. Qualcuno è arrivato ad accusarmi di aver inventato tutto, persino di aver creato io l’intera vicenda. Quest’ultima è un’accusa molto grave, che sottoporrò ai miei legali. Agli insulti spesso passo sopra; all’attribuzione di fatti e responsabilità che non mi appartengono, no.
Mi ha fatto sorridere amaramente leggere anche che stessi creando un “clima d’odio” e danneggiando l’immagine della bella cittadina di Luino sul Lago Maggiore. La bellezza di Luino non può essere un motivo per evitare di affrontare le preoccupazioni di chi ci vive. E
chi mi accusa di alimentare odio dovrebbe indicare quali mie parole lo avrebbero incoraggiato.
Quanto al ruolo dei miei social, parlano anche i numeri: negli ultimi due giorni 525 mila persone hanno seguito la vicenda attraverso di me e i miei aggiornamenti. Questo non mi rende infallibile, ma dimostra che per molte persone questi canali sono un riferimento. Ne riconosco la responsabilità: proprio per questo ho insistito sull’assenza di conferme, senza sostituirmi alle autorità.
La paura di ragazzi e genitori era già presente: i messaggi erano già sui loro telefoni. Questo non rende il mio intervento immune dalle critiche, ma è il contesto necessario per comprenderlo. A chi chiedeva risposte non ho detto «è tutto vero». Ho detto: «Non c’è nulla di confermato».
Se le verifiche accerteranno che era tutto falso, sarà un sollievo per tutti, me compreso. Sono disponibile a confrontarmi su come comunicare meglio in situazioni simili, ma non ad accettare che mi vengano attribuite parole mai pronunciate. Prima di accusarmi di disinformazione, si riportino correttamente le mie parole. Non si può chiedere rigore nell’informazione e poi attribuire a qualcuno l’esatto contrario di ciò che ha detto.
© Riproduzione riservata







Vuoi lasciare un commento? | 0