Coltivare cibo, custodire i terreni e affrontare gli effetti di un clima sempre più instabile. L’agricoltura è direttamente coinvolta nella sfida climatica, ma il suo ruolo deve essere valutato attraverso dati scientifici e considerando sia gli impatti delle produzioni sia il contributo alla gestione del territorio. Lo sottolinea Coldiretti Varese sulla base dei dati ISPRA: nel 2024 il settore agricolo ha rappresentato il 7,7% delle emissioni nazionali di gas serra, con una riduzione del 22,3% rispetto al 1990.
Un quadro che interessa da vicino anche il Varesotto, dove coltivazioni, prati, pascoli e allevamenti costituiscono una rete produttiva che attraversa pianura, collina e montagna. In una provincia caratterizzata dalla presenza di centri urbani, attività industriali e infrastrutture, mantenere le superfici agricole significa preservare una risorsa essenziale per la produzione alimentare, il paesaggio e la gestione del territorio.
«Gli agricoltori vivono il cambiamento climatico ogni giorno, perché dalla disponibilità di acqua, dalla salute dei terreni e dall’andamento delle stagioni dipende il loro lavoro – sottolinea Pietro Luca Colombo, presidente di Coldiretti Varese – Per questo sono direttamente interessati a ridurre gli impatti e migliorare le tecniche produttive. Occorre riconoscere anche il valore del presidio che assicurano: un prato sfalciato, un pascolo mantenuto e un terreno coltivato sono il risultato di un’attività economica che deve poter continuare. Difendere l’ambiente significa mettere le aziende nelle condizioni di lavorare e investire».
Le colture assorbono anidride carbonica durante la crescita, mentre la gestione agronomica può favorire la conservazione della sostanza organica nei suoli. Sono processi distinti: l’assorbimento nella vegetazione non rappresenta automaticamente una sottrazione permanente di CO₂ all’atmosfera. Per valutare il bilancio climatico occorre considerare anche il destino della biomassa, le emissioni delle lavorazioni e l’evoluzione del carbonio nel terreno.
In questa prospettiva, colture di copertura, lavorazioni conservative e corretta valorizzazione degli effluenti zootecnici rappresentano ambiti sui quali sviluppare ricerca e innovazione. Anche negli allevamenti, interventi sull’alimentazione, sulle strutture e sulla gestione dei reflui possono contribuire a contenere le emissioni e migliorare l’efficienza nell’impiego delle risorse.
«La transizione deve partire dalla realtà delle imprese – evidenzia Luciano Salvadori, direttore di Coldiretti Varese – Servono accesso all’innovazione, assistenza tecnica, investimenti sostenibili e procedure comprensibili. Chiedere nuovi risultati senza assicurare strumenti e risorse rischia di indebolire proprio le aziende chiamate a realizzarli. L’obiettivo è accompagnare il miglioramento ambientale salvaguardando la capacità produttiva e il reddito degli agricoltori».
Per l’agricoltura varesina, dalla produzione di cereali e foraggi alla zootecnia, dal florovivaismo all’apicoltura, l’andamento meteorologico condiziona tempi di lavoro e risultati produttivi. Siccità e caldo prolungato possono compromettere coltivazioni, prati e pascoli, con conseguenze anche sull’alimentazione degli animali; precipitazioni intense, gelate tardive e grandinate possono danneggiare raccolti e strutture, aumentando costi e incertezza.
Per Coldiretti Varese, adattamento e riduzione delle emissioni devono quindi procedere insieme: migliorare l’efficienza irrigua, proteggere la fertilità dei suoli, sostenere la ricerca e rendere accessibili alle imprese le tecnologie utili. Un percorso che deve tenere conto delle differenze tra produzioni, dimensioni aziendali e caratteristiche delle aree agricole della provincia.
«Nel Varesotto la presenza dell’agricoltura ha un valore che riguarda tutta la comunità – conclude Colombo – Per affrontare la sfida climatica servono aziende solide, capaci di investire e di trasmettere il proprio lavoro alle nuove generazioni. La sostenibilità ambientale deve camminare insieme a quella economica: se viene meno la possibilità di produrre reddito, si indebolisce anche la capacità di custodire il territorio».
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