(Di Roberto Bramani Araldi) Alto, snello, più segaligno che atletico, era molto, molto orgoglioso per tutto ciò che lo coinvolgeva, anche solo lambendolo, poiché il suo ego smisurato sublimava, quasi per un’inconscia malia, qualunque accenno personale.
Don Jaime Vila Davila y Guerrero era Venezuelano, se n’era andato dopo aver conseguito il diploma di Contador nel piccolo centro di Puerto Ayacucho, alle porte della foresta amazzonica, poco lontano dai confini con la Colombia, e aveva deciso di porre la sua dimora in Italia ben conoscendone la lingua: non c’erano del resto un’infinità d’italiani nel suo Paese?
Adorava il suo nome che reputava degno di uno hidalgo, svolgeva con molto impegno e serietà il suo lavoro nella minuscola azienda che l’aveva assunto per tenere in ordine il settore amministrativo, cercava con puntigliosa meticolosità d’immedesimarsi negli usi e costumi della sua nuova dimora, convinto che l’integrazione potesse perfezionarsi solo con l’immersione nei costumi locali.
Fu lì, in quel piccolo centro accanto a Brescia di Coccaglio, che scoprì l’esistenza dei campi di bocce e con il consueto entusiasmo se ne appassionò conscio che codesto sport era ben praticato in Sudamerica: conosceva perfettamente le gesta di Josè Botto, argentino di nascita ma statunitense come appartenenza sportiva, che aveva addirittura trionfato come Campione dei Campioni nella manifestazione tenutasi all’Aquila nel 2022.
Voleva praticarlo assiduamente, ma il suo istinto perfezionista gli era d’ostacolo, si vergognava di sbagliare ripetutamente sulle corsie predisposte per la pratica, ostacolato anche dal suo incedere che era tutto fuorché elegante: era proprietario di un paio di piedi extra-large (misura quarantotto abbondante) con i quali tendeva a derapare, a ondeggiare, se il terreno non era completamente piano, a sfarfalleggiare, insomma.
Quindi, impadronitosi di un set di bocce di ripiego scartate da un giocatore abituale, andava di nascosto in un prato incolto, nel quale si esercitava soprattutto nel tiro di volo che lo affascinava, sebbene i risultati fossero affatto esaltanti, considerata la difficoltà di far coincidere le parabole con la giusta direzione.
Si sentiva frustrato e sovente era assalito da incubi notturni, nei quali compariva con assiduità la sua origine, il fiume Orinoco, i llanos ciclicamente allagati nelle stagioni più piovose, dove le sue pianure diventavano enormi acquitrini seduttivi che lo attiravano con il fascino dell’orrido. Sentiva di essere immerso fino alla anche, senza che ci fosse una corrente che lo trascinasse, bensì il lento crescere del livello, più su, ancora più su; annaspava, cercava di agitarsi, ma non nuotava, era in balia degli elementi e dello sgomento dell’impotenza trasmessa dalla situazione dalla quale non riusciva a intravedere una via d’uscita.
La palude lo dominava e si destava, madido non dell’acqua dell’Orinoco, bensì del copioso sudore che l’angoscia gli aveva procurato. Cercava di riaddormentarsi e ci riusciva, solo che le paludi del fiume riemergevano quasi a proseguimento dell’incubo precedente. Era meno coperta delle acque la pianura che tuttavia pullulava degli enormi coccodrilli che lo guatavano con un ghigno compiaciuto forse già pregustando il lauto pasto che li attendeva, le fauci spalancate senza alcun timore degli anaconda che flessuosi scivolavano non lontano: sperava che potessero competere fra loro? Forse, seppure la consapevolezza della presenza dei piranha non contribuisse a generare alcun frammento di speranza.
Quando finalmente l’alba acquistava il dominio dell’ambiente, destandosi contemplava stranito la stanza, consapevole finalmente dell’assurdità di ciò che aveva vissuto, si vestiva pigramente e, approfittando del fine settimana, raccattava le sue bocce e si dirigeva verso il suo prato (così l’aveva battezzato) per esercitarsi. Boccia a dieci metri, tiro di volo corto; riproviamo, boccia di volo, stavolta un po’ spostata a destra; di nuovo, boccia di volo, direzione corretta, ma tiro troppo lungo. Dai, Don Jaime Vila Davila y Guerrero, riprova.
PILLOLE DI BOCCE
12 ottobre – Malnatese – prosegue serale regionale individuale BCD
12 ottobre – Bederese-Bottinelli/Vergiatese a settori – prosegue serale regionale individuale BCD
12 ottobre – Daveriese – inizio serale regionale coppia ABCD
17 ottobre – Possaccio – ore 14 – amichevole Possaccio-Locarno.
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