Italia | 11 Ottobre 2026

“Io obietto la guerra”: al via la raccolta firme promossa da Emergency

Sono 9mila le sigle raccolte per la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dall'organizzazione nell’ambito della campagna Ripudia. L’obiettivo è raggiungere quota 50mila sottoscrizioni 

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È iniziata la raccolta firme per portare in Parlamento la legge di iniziativa popolare “Io obietto la guerra” promossa da Emergency per la campagna Ripudia. Nello scorso fine settimana sono state raccolte 9000 delle 50mila firme necessarie per presentare la proposta in Parlamento.

La legge chiede di riconoscere a tutti i cittadini il diritto all’obiezione di coscienza alla guerra, quindi di poter esercitare il proprio rifiuto di mettere a disposizione della guerra il proprio corpo, il proprio lavoro e il proprio consenso, senza incorrere in sanzioni o punizioni.

La proposta nasce dalla volontà di rendere effettivo un diritto che Emergency considera fondamentale: la possibilità per ogni persona di scegliere di non partecipare alla guerra. L’obiezione riguarderebbe, infatti, non solo l’eventuale servizio militare, ma anche le attività lavorative collegate alla progettazione, produzione, commercio e movimentazione di armi e strumenti destinati alla guerra.

Un diritto ormai imprescindibile, tanto più considerando che da oltre quattro anni la guerra è tornata sul suolo europeo e progressivamente la violenza armata è ridiventata il principale strumento della politica internazionale. Anche in quei Paesi che, dopo le immani tragedie del XX secolo, l’avevano di fatto messa al bando.

La proposta di legge prevede l’istituzione in ogni Municipio di un Registro dell’obiezione alla guerra: ciascun cittadino potrebbe dichiararsi presso il proprio Comune di residenza “obiettore di coscienza alla guerra”, rifiutando l’uso delle armi, della violenza e il coinvolgimento in attività funzionali o connesse alla guerra. Per gli uomini tra i 17 e i 45 anni, la dichiarazione varrebbe anche come obiezione di coscienza al servizio militare. La dichiarazione sarebbe protetta dalla privacy e potrebbe essere revocata in qualsiasi momento.

«Con la proposta di legge di iniziativa popolare, Emergency chiede al Parlamento di riconoscere, per tutte le cittadine e tutti i cittadini, il diritto di dichiararsi obiettrici e obiettori di coscienza alla guerra – dichiara Emergency –. Per non dover partecipare con il proprio lavoro alla progettazione, produzione, commercio e movimentazione di armi e strumenti destinati alle guerre in corso e a quelle future. La legge prevede, inoltre, la possibilità di dichiararsi obiettori verso il servizio militare nel caso venisse ripristinato, come accade in altri Paesi europei. L’obiezione di coscienza è un diritto umano fondamentale riconosciuto dalla Carta dei diritti umani e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea».

La proposta di legge di iniziativa popolare si compone di una relazione introduttiva e otto articoli ed è stata redatta con la collaborazione di Domenico Gallo, magistrato ed ex presidente di sezione della Corte di Cassazione, Alessandra Algostino, costituzionalista, e Veronica Dini, avvocata.

“In attuazione degli articoli 2, 3, 11, 19 e 21 della Costituzione” il testo prevede e garantisce “il diritto all’obiezione di coscienza rispetto ad attività connesse e/o funzionali alla guerra” e specifica che l’esercizio di tale diritto “non può comportare alcun pregiudizio, patrimoniale e/o non patrimoniale, per chi lo esercita” e costituisce “causa di esclusione delle punibilità” ai sensi dell’art. 51 codice di procedura penale.

La legge prevede poi che in ogni Comune sia “istituito un registro delle obiezioni di coscienza alla guerra, nel rispetto della normativa in materia di protezione dei dati e del principio di non discriminazione, al quale ciascuna cittadina e ciascun cittadino può iscriversi, in coerenza con il principio pacifista, la libertà di coscienza e la costituzione della difesa civile, non armata e nonviolenta”.

Con analoghe modalità e garanzie il testo riconosce e garantisce il diritto “all’obiezione di coscienza al servizio militare e al connesso uso delle armi”. Va ricordato, infatti, che nonostante la leva obbligatoria sia stata sospesa nel 2005, il Codice dell’ordinamento militare del 2010 permette di ripristinarla con un decreto del Presidente della Repubblica, su delibera del Consiglio dei Ministri, in caso di dichiarazione di guerra o grave crisi internazionale.

Essendo però state abrogate nel 2010 le norme relative all’esercizio del diritto all’obiezione di coscienza di cui alla legge n. 230 del 1998, qualora la leva venisse ripristinata si determinerebbe un vuoto normativo e i cittadini non potrebbero esprime la loro obiezione al servizio militare. Anche per questo la legge popolare promossa da Emergency sull’obiezione di coscienza è necessaria.

In coerenza con quanto enunciato e nell’ipotesi di un ripristino della leva, la proposta di legge prevede che “non possono essere arruolati nelle Forze armate i cittadini che, esercitando il diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare […] si oppongono alla violenza delle armi, avendone fatta specifica dichiarazione”.

Altro articolo qualificante del testo è quello secondo il quale “Non è punibile chi, in ragione della sua coscienza ed esercitando il diritto alla libertà di manifestazione del pensiero, in coerenza con il ripudio della guerra […] si opponga, con metodi nonviolenti, al trasferimento di armi o altri strumenti letali verso zone di guerra”.

La raccolta firme rappresenta un ulteriore passo di un percorso avviato da Emergency con la campagna Ripudia, lanciata nel 2024 per ribadire il rispetto dell’Articolo 11 della Costituzione e contrastare la normalizzazione della guerra nel dibattito pubblico. La campagna ha coinvolto finora oltre 700 Comuni, 1.500 scuole e oltre 300 cinema, teatri e festival.

Il testo della proposta è aperto alle sottoscrizioni e tutti possono firmarlo online, avvalendosi dello SPID e degli altri strumenti di identità digitale, cliccando qui.

Emergency – ONG ETS è un’organizzazione internazionale nata in Italia nel 1994 per offrire cure medico-chirurgiche alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà e, allo stesso tempo, per promuovere una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani. Tra il 1994 e il 2026 in tutte le strutture sanitarie di Emergency sono state curate gratuitamente
più di 14 milioni di persone.

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