Masnago | 9 Luglio 2026

A Masnago il convegno dei Popolari Varesini: «Un carcere diverso è possibile»

L'incontro, incentrato sulla detenzione, si è tenuto martedì 7 nella Cripta della Chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Ad intervenire Fabio Passera, Sonia Caronni, Silvia Polleri e Luca Carignola

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Lo scorso martedì 7 luglio, nella Cripta della Chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Masnago, l’associazione Popolari Varesini ha ripreso il proprio cammino di approfondimento e di riflessione attorno al Discorso di Sant’Ambrogio, tenuto dall’arcivescovo Mario Delpini nello scorso dicembre.

Protagonista, il mondo del carcere. Delpini, nella sua lettera, metteva in fila tre grandi difficoltà. Innanzitutto il tradimento della Costituzione, nel momento in cui le condizioni reali in cui versano i detenuti e la gestione del personale di Polizia penitenziaria smentiscono i principi fondamentali dello Stato.

Una reintegrazione impossibile, considerato che i percorsi di recupero sociale risultano impraticabili, trasformando le pene in una punizione. Infine, gli effetti della detenzione disumana. Gli ambienti degradati e violenti non favoriscono il riconoscimento del male commesso, ma generano esclusivamente rabbia.

Una serie di provocazioni che hanno trovato terreno fertile nei tre relatori intervenuti, capaci di portare un significativo contributo di crescita alla conoscenza e alla consapevolezza di questo argomento. La serata è stata introdotta da Fabio Passera, il presidente della Fondazione Popolari Varesini.

Ha poi cominciato Sonia Caronni, criminologa e referente dell’area esecuzione della pena e giustizia riparativa per cooperativa “Lotta Contro l’emarginazione”, che ha tracciato un quadro preciso del suo impegno all’interno delle carceri, attraverso corsi di recupero dei detenuti e di continua formazione verso gli agenti di polizia penitenziaria. Con un focus sui minorenni che crescono privati dalla libertà e colmi di una rabbia che finisce col diventare un viatico certo verso il mondo della criminalità. Con un accenno accorato ai discorsi che Papa Francesco ha sempre dedicato ai carcerati.

Altrettanto significativa l’esperienza di Silvia Polleri, imprenditrice sociale, che ha voluto portare un messaggio di speranza, parlando di un progetto che ha saputo cambiare il paradigma tra carcere e detenuti. Nel 2003 ha fondato nel carcere di Bollate una cooperativa di catering assumendo detenuti ammessi alle misure alternative.

Nel 2015 nasce il ristorante InGalera, primo esempio all’interno di un carcere aperto al pubblico e gestito da detenuti. Da qui una cresciti esponenziale delle persone coinvolte, sfociato addirittura in assunzioni regolari che continuano anche oltre il periodo di detenzione.

L’avvocato Luca Carignola ha riportato in primo piano il ruolo dei penalisti, spesso visti dai detenuti come l’unica ancora di salvezza verso un agognato miglioramento delle proprie condizioni di detenzione e di rapporto con l’esterno. Alla fine l’avvocato diventa l’assistente sociale, il confessore, colui in cui di depone ogni speranza. Con grandi disillusioni per tutti, avvolti da una burocrazia che non ha eguale nel mondo del pubblico impiego.

Una serata avvincente, che ha coinvolto un pubblico attento e partecipe e ha dimostrato quanto sia attuale e preziosa l’impegno che sta guidando l’impegno dei Popolari varesini. «Sono felice di questa serata e del messaggio che porta con sé», dice Fabio Passera.

«Abbiamo dimostrato che si può parlare di temi di grandissimo spessore senza cadere in uno sterile elenco di cose che non vanno. Per me la gioia è duplice. Ho sempre pensato che il ruolo dei Popolari deve andare oltre la semplice rappresentazione di un problema, ma la nostra storia e il nostro ruolo ci impegnano a trovare risposte politiche ai temi della nostra società. Questa sera l’abbiamo dimostrato: un carcere diverso è possibile, ma solo se tutta la Comunità lavorerà nella stessa direzione e non veda la detenzione come la fine di ogni problema. È solo l’inizio invece, e vale la pena ricordarselo», conclude Passera.

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