(a cura di Renzo Fazio per “Germignaga, ricordi dal passato”) Nella seconda metà del XIX secolo un minuscolo insetto più piccolo di una formica, quasi invisibile ad occhio nudo e di colore giallognolo, provocò danni irreparabili alle coltivazioni delle viti: il suo nome scientifico era “Philloxera vastratix” ma ben presto venne identificato da tutti come Filossèra.
Precedentemente sconosciuto, sembra che arrivò dalle Americhe quando cominciarono ad essere importate colture e piante evidentemente infestate da questo insetto. Si trattava di un afide che aveva la caratteristica di deporre le uova sulle foglie, trascorrere il periodo invernale al di sotto della corteccia delle piante, per poi scendere in primavera verso le radici e nutrirsi della linfa, indebolendo così irrimediabilmente la pianta e provocando nel giro di pochi anni danni irreparabili.
Le prime avvisaglie di questo flagello furono segnalate nei dintorni di Marsiglia intorno agli anni Sessanta dell’Ottocento ma ben presto l’insetto infestante cominciò ad invadere tutta l’Europa, provocando enormi perdite agli agricoltori.
Il terribile flagello non risparmiò neppure Germignaga che all’epoca aveva diversi vigneti nel proprio territorio, in particolare sui declivi che salgono verso Pisciò e Brezzo di Bedero, nella zona tuttora denominata “ai ronchi”, ma anche più in basso nei dintorni della chiesa di San Giovanni e dell’attuale via Diaz, fino alla chiesa di San Carlo. Non a caso, questa zona comprendente il nucleo più antico di Germignaga era chiamato “Borgo di Bacco”, presumibilmente proprio per la presenza di questi vigneti coltivati da tempo.
Già a luglio del 1892 un apposito decreto ministeriale venne pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno per limitare le esportazioni di vegetali nei comuni infetti o sospettati di infezione filossèrica, mentre nel mese di ottobre del 1893 fu specificatamente inserito il Comune di Germignaga (a quel tempo in Provincia di Como), dove evidentemente l’ignobile afide era ormai arrivato a colpire.
Un anno più tardi la situazione diventò drammatica: la presenza di 5 delegati fillossèrici constatarono che tutto il territorio era infettato e venne ventilata la possibile distruzione di tutti i vigneti presenti. La notizia fece scaldare gli animi della popolazione, fortemente preoccupata per le possibili ripercussioni economiche e si cominciò a temere per l’insorgere di problemi di ordine pubblico.
Per cercare di calmare gli animi il Consiglio Comunale fece allora istanza presso il Ministero dell’Agricoltura per ottenere il riconoscimento di zona abbandonata, richiedendo nel contempo l’adozione di sistemi curativi a base di solfuro di carbonio per debellare il problema. Pochi mesi dopo arrivò però la risposta negativa da parte del Ministero con la riconsegna dei fondi infetti ai rispettivi proprietari, nonostante le possibili conseguenze.
La questione venne ampiamente dibattuta dai partecipanti alla Commissione Consultiva appositamente costituita, con ampio risalto sulle riviste specializzate dell’epoca nelle quali risultava per Germignaga il dato più eclatante del circondario: ben 746 piante di vite infettate per una superfice complessiva coltivata di 5,88 ettari.
A causa di questa scellerata decisione con tutta probabilità la fillossèra continuò a danneggiare irrimediabilmente i rimanenti vigneti costringendo i proprietari ad estirpare le viti ormai morte. Così, da lì a poco, le attività vitivinicole di fatto scomparirono dal nostro territorio.
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