Lo scorso sabato 9 maggio il Consiglio comunale di Leggiuno ha adottato gli atti costituenti la Variante generale al Piano di Governo del Territorio.
Il documento è stato illustrato tecnicamente dai professionisti incaricati che hanno ricostruito i principali contenuti urbanistici, ambientali e normativi dello strumento. Ma, secondo il consigliere di minoranza Stefano Introini, è mancata la parte essenziale che compete alla politica: il racconto del perché si sia fatto questo PGT, della visione di paese che lo sostiene e della direzione verso cui l’amministrazione intende accompagnare Leggiuno nei prossimi anni.
«A fronte del silenzio politico del sindaco – osserva Introini – è toccato proprio a me, dall’opposizione, provare a esporre il racconto politico del Piano, le sue intuizioni, il pensiero che vi si può leggere e le potenzialità che contiene. È una situazione paradossale: l’opposizione ha dovuto spiegare all’amministrazione il senso politico del suo stesso PGT».
La minoranza, tuttavia, ha votato compatta a favore dell’adozione, non come adesione acritica, ma come apertura di credito e come segnale di responsabilità istituzionale.
Per Introini, infatti, il punto non è contestare il lavoro tecnico svolto. Al contrario, il PGT viene giudicato uno strumento complesso, costruito con puntualità e con diverse intuizioni importanti. Il problema è che proprio questa complessità non può essere abbandonata al solo linguaggio dei tecnici. «Il PGT è uno strumento difficile per sua natura – spiega il consigliere – Proprio per questo il politico non deve banalizzarlo con semplificazioni, ma deve tradurlo per la comunità amministrata, collegandolo ai propri programmi di mandato, alle proprie scelte, alla propria idea di territorio».
Secondo Introini, invece, il rischio emerso anche nella seduta consiliare è che il Piano venga vissuto come un adempimento, come una pratica urbanistica da affidare ai professionisti e da portare in Consiglio al termine di una lunga trafila procedurale: «È un problema che non riguarda solo Leggiuno – sottolinea – Il vecchio Piano Regolatore, oggi Piano di Governo del Territorio, è spesso considerato dalla politica locale come un compito tecnico. Si appalta la redazione, ma talvolta si finisce per appaltare anche il pensiero, la proposta, la visione. Poi magari il Piano non lo si studia fino in fondo, non lo si legge davvero, non lo si fa proprio».
Il PGT di Leggiuno, secondo Introini, contiene invece materiali interessanti e meritevoli di essere raccolti: nella relazione e negli elaborati, spiega, emergono il contenimento del consumo di suolo, la rigenerazione delle aree dismesse, il ruolo dell’Eremo di Santa Caterina del Sasso, la rete dei sentieri, la mobilità lenta, la tutela del paesaggio, il Parco Locale di Interesse Sovracomunale della Torbiera, la valorizzazione delle frazioni, il recupero del patrimonio esistente, la possibile ricostruzione di un tessuto commerciale naturale e minuto. Tutti temi «che potrebbero diventare il cuore di una nuova stagione di governo del territorio».
Il problema, per il consigliere, è che «questi elementi rischiano di restare sulla carta se non vengono assunti politicamente dall’amministrazione. Se chi governa non conosce davvero il proprio PGT – afferma Introini – non solo non è capace di raccontarlo ai cittadini, ma difficilmente sarà capace di attuarlo. E attuare un PGT significa attrarre investitori credibili, dialogare con gli enti sovracomunali, costruire le condizioni per bonificare aree dismesse e potenzialmente pericolose, promuovere il PLIS della Torbiera, ricucire un tessuto commerciale naturale, connettere l’Eremo di Santa Caterina al territorio e non lasciarlo come un monumento straordinario ma isolato».
La provocazione lanciata in Consiglio è stata volutamente forte: Introini ha chiesto, in sostanza, se questo Piano sia davvero il Piano dell’Amministrazione o se, insieme alla parte tecnica, sia stato appaltato anche il pensiero politico. Una domanda sarcastica che nasce dalla «sensazione che la maggioranza si sia limitata a governare l’iter senza assumere fino in fondo il contenuto strategico dello strumento».
La risposta del sindaco Giovanni Parmigiani, riferisce Introini, è stata che il Piano è stato fatto per modernizzare le norme. Una risposta che il consigliere giudica amara, forse ingenua, certamente insufficiente. «Modernizzare le norme è utile – commenta – ma non può essere il racconto politico di un PGT. Un Piano di Governo del Territorio non è soltanto un aggiornamento regolamentare, né un manuale per semplificare pratiche edilizie. È lo strumento con cui una comunità decide quale immagine di sé vuole costruire, quali luoghi vuole valorizzare, quali ferite vuole curare, quali economie vuole attrarre, quale rapporto intende stabilire tra paesaggio, abitato, turismo, servizi, mobilità, ambiente e identità».
Da qui nasce anche il senso del voto favorevole dell’opposizione. Non un sì silenzioso, non un voto di acquiescenza, ma un voto di apertura: «Abbiamo votato a favore perché non vogliamo chiudere il confronto – spiega Introini – La fase della pubblicazione e delle osservazioni deve diventare un tempo utile per capire insieme questo Piano, migliorarlo, renderlo attuativo, trasformare le intuizioni tecniche in scelte politiche e amministrative concrete».
Introini richiama anche il tema della partecipazione. Una riunione alcuni anni fa e un incontro a ridosso dell’adozione non bastano, a suo giudizio, per parlare di un vero confronto pubblico: «Gli adempimenti formali possono anche essere stati rispettati – osserva – ma altra cosa è costruire un processo nel quale cittadini, associazioni, operatori, consiglieri e amministratori discutano davvero del futuro del paese. Il PGT dovrebbe servire proprio a cambiare scala: non solo asfalti, marciapiedi, manutenzioni e risposte puntuali, ma sentieristica, mobilità lenta, connessioni tra frazioni, qualità degli spazi pubblici, valorizzazione del patrimonio, rigenerazione e paesaggio».
Nel ragionamento di Introini, Leggiuno avrebbe tutte le condizioni per trasformare il Piano in una piattaforma di rilancio territoriale: «L’Eremo di Santa Caterina del Sasso potrebbe essere metabolizzato nel territorio, connesso ai percorsi, al lago, alle frazioni e all’entroterra. La Torbiera potrebbe diventare una porta verde, ambientale e culturale. Le aree dismesse potrebbero essere affrontate non come problemi rinviati, ma come occasioni di bonifica, rigenerazione e nuova economia. Il commercio di vicinato potrebbe essere pensato non come sopravvivenza residuale, ma come parte di una rete di servizi, accoglienza e identità locale».
«La provocazione di sabato – conclude Introini – vuole essere uno stimolo all’amministrazione. Ora bisogna agire. Bisogna assumersi una responsabilità di governance del territorio. La proposta è lavorare insieme nel periodo della pubblicazione, non per fare battaglia ideologica, ma per capire davvero questo Piano e renderlo operativo. Il PGT di Leggiuno ha dentro buone intuizioni; il problema è trasformarle in progetto, in alleanze, in investimenti, in atti amministrativi, in racconto pubblico. Noi abbiamo dato un’apertura di credito. Ora vediamo se la maggioranza saprà usarla per governare davvero, non solo per modernizzare qualche norma».
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