La qualità delle acque dei laghi insubrici torna al centro dell’attenzione scientifica e istituzionale con il progetto “Sai Salvaguardia Acque Insubriae”, presentato il 31 marzo al Collegio Universitario Carlo Cattaneo di Varese.
L’iniziativa, finanziata dal programma Interreg Italia–Svizzera, coinvolge ATS Insubria e la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana insieme ad altri enti di ricerca dei due Paesi, con l’obiettivo di studiare per 30 mesi lo stato delle acque, della fauna ittica e la presenza di contaminanti chimici emergenti.
Particolare attenzione sarà dedicata ai PFAS e ad altre sostanze difficili da eliminare, grazie all’introduzione di un sistema innovativo di monitoraggio in tempo reale basato su tecnologie automatiche a sorgente aperta.
Il progetto rappresenta così un ulteriore passo avanti rispetto al lavoro della convenzione CIPAIS, Commisione Internazionale per la protezione delle acque Italo-Svizzere, attiva dal 1973 nella tutela condivisa dei laghi Ceresio e Maggiore.
Proprio i dati più recenti, del 2024, evidenziano miglioramenti, ma alcune criticità per le acque del Rio Bolletta, immissario italiano del Ceresio, restano infatti di qualità giudicata scarsa per alcuni parametri convenzionali. Inoltre, già dal 2017 la CIPAIS ha presentato per il lago di Lugano un’indagine svolta sulle sostanze pericolose “Microinquinanti nelle acque del lago” e, nel 2018 il Dipartimento del territorio del Cantone Ticino ha analizzato la presenze di microplastiche nel Lago Ceresio. A ciò si aggiunge infine il “Rapporto “GdL-MIE.2020. Inquinanti emergenti” che ha approfondito contaminazione e rimozione nelle acque reflue e potabili.
«In Lombardia gli impianti di depurazione, che sono il primo dei presidi di controllo nel ciclo antropico degli usi dell’acqua, sono complessivamente 1790; solo 411 di essi, tuttavia hanno potenzialità superiore ai 2000 AE (Abitanti Equivalenti), e sono quindi in grado di garantire un soddisfacente livello depurativo dei parametri convenzionali» spiega il consigliere Virgilio Benzi.
«Va detto che, nella maggior parte dei casi, i processi depurativi adottati sono però inadeguati per far fronte a problematiche di contaminazione più complesse, come quella associata alla rimozione dei MIE – continua il consigliere di Porto Ceresio Benzi -, ad esempio in soli 6 impianti lombardi è presente l’ozonizzazione (che è tra i processi indicati in letteratura tra quelli adottabili per rimuovere i MIE) utilizzata in modo non continuo primariamente per l’abbattimento del colore».
Concludendo, il consigliere Benzi afferma che «per proteggere davvero i laghi e garantire acqua sicura, sarà quindi necessario un deciso investimento pubblico all’ammodernamento dei depuratori e degli impianti di potabilizzazione per mitigare il rischio dei microinquinanti emergenti».
© Riproduzione riservata




Vuoi lasciare un commento? | 0