Una mostra che è l’inizio di un progetto culturale più ampio. A Viggiù sta prendendo forma un percorso dedicato alla riscoperta di Renato Simoni, grande intellettuale del primo Novecento. L’obiettivo è di restituirgli il posto che merita nella storia culturale italiana e nel territorio che lo accolse per oltre trent’anni.
La mostra sarà il primo appuntamento di questo progetto e ruoterà attorno a un tema preciso: il centenario della “Turandot”. il 25 aprile 1926 l’opera di Giacomo Puccini debuttava al Teatro alla Scala diretta da Arturo Toscanini; oggi, a cento anni di distanza, l’intento è raccontarne le radici, partendo proprio dal lavoro di Simoni.
Il progetto espositivo porta un titolo significativo: “Alle origini di Turandot – Renato Simoni”. È realizzato da Officine Musicali Aps, in collaborazione con il Comune di Viggiù.
Dario Monticelli, Presidente di Officine Musicali, ce lo racconta: «L’idea è ricostruire, con documenti e riscontri storici, il lungo percorso culturale che ha portato alla nascita dell’opera e, soprattutto, il ruolo centrale avuto da Simoni nella stesura del libretto insieme a Giuseppe Adami. Un aspetto poco noto è che parte del libretto fu scritto proprio a Viggiù, dove Simoni risiedeva nella sua casa di campagna».
Il lavoro preparatorio alla mostra è stato articolato e approfondito. Il gruppo di lavoro ha reperito edizioni antiche della fiaba di Turandot, a partire dalle prime pubblicazioni europee del Settecento. Sono arrivati anche anche alla versione teatrale di Carlo Gozzi, fino alle successive rielaborazioni e traduzioni che hanno diffuso la vicenda in tutta Europa. Un percorso che dimostra come la storia della principessa cinese non sia nata all’improvviso con Puccini, ma sia il risultato di una stratificazione culturale lunga oltre due secoli.
Monticelli sottolinea: «L’esposizione non si limiterà però alla genesi dell’opera. Sarà anche l’occasione per raccontare la figura di Simoni nella sua interezza. Giornalista, critico teatrale, studioso della commedia dell’arte, uomo di relazioni che nella sua villa di Viggiù ospitò alcuni dei più grandi protagonisti del teatro italiano. Tra i materiali raccolti figurano documenti, scritti, testimonianze e persino un disco con la sua voce, ritrovato recentemente, che recita una poesia risalente al periodo della Prima guerra mondiale».
Fondamentale è anche la collaborazione con la famiglia Rezzara, proprietaria della villa in cui Simoni visse e lavorò. La famiglia ha messo a disposizione materiali e ricordi per ricostruire la memoria di un intellettuale che, pur essendo centrale nella cultura del Novecento, è stato in parte dimenticato.
Il progetto coinvolge l’associazione promotrice, il tessuto culturale locale e il Comune di Viggiù, con l’obiettivo non solo di realizzare un evento celebrativo, ma di avviare un percorso duraturo. Si sta lavorando per inaugurare la mostra tra fine giugno e settembre, con l’ambizione che diventi in futuro itinerante.
L’idea, condivisa con il Comune e la Comunità Montana, è quella di trasformare questo lavoro in un possibile museo stabile dedicato a Simoni, capace di arricchire ulteriormente l’offerta culturale del territorio.
Il lavoro dietro la mostra è elaborato e appassionato. Si tratta di è un’operazione di ricerca storica, di recupero documentale e di costruzione di rete tra istituzioni culturali, archivi e territorio. Un modo per affermare che una storia diventata patrimonio mondiale è passata anche tra le colline della Val Ceresio, e che merita di essere raccontata.
Dal 16 al 25 aprile sono in programma una serie di iniziative dedicate al centenario. Il programma è disponibile sui canali ufficiali della mostra.
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