Viggiù | 31 Ottobre 2025

Il Cimitero Vecchio di Viggiù, un viaggio tra memoria e arte

Da tradizione, ogni 2 novembre, il Cimitero Vecchio di Viggiù apre i suoi cancelli al pubblico. Pronto a far scoprire la sua storia e la sua bellezza

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Nel cuore del territorio Varesotto, un piccolo gioiello è rimasto nascosto per oltre un secolo: il Cimitero Vecchio di Viggiù. Un luogo ricco di memoria, storia e arte, che sta rinascendo come museo a cielo aperto.

Una distesa di foglie cadute, lapidi in pietra arenaria che si scoprono a poco a poco, tigli che oggi hanno centodue anni. Da tradizione, il cimitero apre i suoi cancelli per il Giorno dei Morti, il 2 novembre. Il sole che filtra tra i rami spogli, fino a morire e lasciare spazio a lumini e atmosfere suggestive.

La sua origine risale al 1820, anno della sua fondazione. Quando, per editto napoleonico, i cimiteri dovevano già essere lontani dai centri abitati. Nel 1910, dopo aver raggiunto la capienza massima, è stato chiuso.

Nel 1923, per onorare la memoria dei caduti della Prima Guerra Mondiale, vennero piantati i tigli, ognuno contrassegnato da una targhetta con il nome del soldato scomparso. Oggi sono alberi imponenti, che arricchiscono il luogo di significato.

Camminare in questo cimitero vuol dire immergersi in un’atmosfera di un’altra epoca, sfiorare storie di antenati, ammirare vere e proprie opere d’arte. Tra i colori caldi delle foglie autunnali, qua e là svettano tombe che sono monumenti. Emblema di un importante lavoro di artigianato. Nati dalle abili mani dei “Picasass”, che utilizzavano la pregiata pietra delle cave locali per arricchire il cimitero.

Tra gli elementi che catturano l’attenzione appena varcato il cancello principale, troviamo il monumento ad Adalgisa Faré Cassani. La donna scolpita nella pietra sembra seguire con lo sguardo chiunque entri nel cimitero, come se fosse il guardiano.
Un’altra statua molto suggestiva è quella dell’Angelo che sovrasta una lapide, creata dall’artista Luigi Buzzi Giberto, maestro viggiutese, la cui fama lo portò a lavorare anche al Cimitero Monumentale di Milano.

La struttura più significativa è la Cappella Funeraria Comune, progettata dall’architetto lombardo Giacomo Moraglia nel 1847, lo stesso architetto milanese del municipio di Lugano. La cappella è in stile neoclassico e al suo interno si trovano delle piccole stele scolpite che raffigurano i lavori delle persone decedute.

Il camposanto di Viggiù è una vera e propria fotografia viva del secolo scorso.

Nel 2024 è stato, inoltre, inserito nel progetto “Luoghi da rigenerare 2024” dell’Università dell’Insubria, con lo scopo di trasformarlo in un museo interattivo. E con la volontà di valorizzarne il patrimonio storico e artistico.

Questo piano di lavoro è stato denominato “Vivi – Vivere il cimitero di Viggiù”. Oltre al consolidamento delle strutture murarie del posto, sono previsti anche degli scavi archeologici e delle indagini bioarcheologiche sui resti umani.

Anche quest’anno il Comune di Viggiù propone due esperienze uniche per scoprire storia, scienza e mistero tra le antiche tombe del Cimitero Vecchio. Il primo è un laboratorio di antropologia fisica per adulti, previsto per domenica 2 novembre, dalle ore 14.00 alle ore 16.00. Un’attività per scoprire il lavoro dell’antropologo. I partecipanti ricomporranno uno scheletro per determinarne sesso ed età attraverso le ossa.

Per partecipare è necessario prenotare scrivendo a info@bioarcheo.it

Infine, l’Associazione Amici dei Musei Viggiutesi “Enrico Butti” propone una serie di visite guidate alla scoperta della storia e dei segreti del Cimitero Vecchio. Gli appuntamenti sono per le domeniche 2, 9, 16 e 23 novembre, dalle ore 14.00 alle ore 16.00.

Per prenotare le visite è possibile scrivere ad amicimuseiviggiutesi@comune.viggiu.va.it

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