Nel pomeriggio di ieri, mercoledì 25 marzo, l’Aula della Camera dei Deputati ha reso omaggio a Umberto Bossi, scomparso il 19 marzo all’età di 84 anni. Una commemorazione ufficiale, caratterizzata da interventi istituzionali e da un clima di profonda partecipazione, ha ricordato la figura del fondatore della Lega e il suo ruolo nella storia politica del Paese.
Tra gli interventi anche quello del deputato luinese di Fratelli d’Italia, Andrea Pellicini: «Ha generato grande commozione in tutta Italia, ma in particolar modo nel territorio in cui vivo, quella provincia di Varese, che ha dato alla Lega dei grandi politici, come Bobo Maroni, come l’attuale ministro Giancarlo Giorgetti, che continua a portare nel governo la tradizione della varesinità e di una classe amministrativa di primo livello che tutti riconoscono aver avuto e ancora abbia la Lega».
«Lo posso testimoniare – sottolinea Andrea Pellicini, avendo fatto parte come Assessore per l’Alleanza Nazionale in due amministrazioni provinciali della Lega, guidate da Marco Reguzzoni, poi capogruppo qui alla Camera per la Lega, e da Dario Galli, poi sottosegretario di Stato. In questi giorni anche chi gli fu avversario, ha riconosciuto che il Senatur, come venne chiamato dalla stampa dopo la sua prima elezione al Senato nel 1987, ha cambiato la politica nazionale introducendo nuovi temi e un nuovo linguaggio, a volte dirompente, che aveva molto anticipato anche la comunicazione via social».
«In questo Bossi fu un vero maestro – prosegue Pellicini -, certi slogan come Paga Somaro Lombardo, per denunciare l’eccessivo ammontare delle tasse a carico dei cittadini del nord, o scritte gigantesche sui muri, da lui definiti i libri della storia. Ecco, queste cose fanno parte della storia, ma non è per i suoi toni e per il suo essere a volte fuori dalle righe che lo voglio ricordare. Bossi è certamente stato un uomo politico che ha avuto una visione e ha saputo ispirare decine di migliaia di persone, dando loro delle battaglie da combattere, dando loro anche il senso della storia».
«Ha reso orgogliosi i lombardi e i Comuni lombardi, ricordando loro che avevano sconfitto nel 1176 l’imperatore Barbarossa nella battaglia di Legnano. Ha dato loro anche un grande inno, il Va pensiero, che è stato tra l’altro cantato con grande commozione ai suoi funerali domenica. In qualche modo però Bossi, pur dichiarando di non amare il risorgimento, ha tratto ispirazione anche da questo grande periodo, perché la battaglia di Legnano è presente nell’inno di Mameli, dalle Alpi alla Sicilia e ovunque Legnano, e il Va pensiero, cantato per la prima volta alla Scala nel 1842, è stato sì un grande inno del Lombardo-Veneto contro gli occupanti austriaci, ma è diventato anche un grande canto degli italiani», continua Pellicini.
«Noi abbiamo sempre combattuto da destra la prima Lega secessionista, ma abbiamo condiviso il tema del rispetto e della responsabilizzazione del territorio e chi ha fatto il sindaco come me lo può sapere. Bossi ha davvero avuto certamente il merito di aver dato voce a migliaia di imprenditori, migliaia di imprenditori del nord abituati a lavorare tanto e a parlare poco. Ha dato loro davvero dignità, ha aperto la questione settentrionale e in qualche modo ha costretto anche la sinistra ad occuparsi della devoluzione delle competenze, e infatti si arrivò all’approvazione di questa controversa riforma della Costituzione, dell’articolo quinto della Costituzione».
«Come ha avuto modo di ricordare nei giorni scorsi il presidente Meloni – continua Pellicini -, a Bossi va dato un altro grande merito, quello di essere stato il fondatore con Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini del moderno centrodestra, un’alleanza che è ancora forte e che governa con orgoglio questa nazione. Se con Bossi e con Silvio Berlusconi ebbe un rapporto molto forte, saldatosi dopo il trauma del ribaltone, anche Gianfranco Fini, che con alcuni colleghi abbiamo incontrato nei giorni scorsi, nelle settimane scorse in transatlantico, era nato un rapporto poi affettuoso. Fini ci ha detto che lo stimava tanto per il suo valore politico».
Infine, un ricordo personale: «Io lo incontrai il primo giorno di questa legislatura e andai a salutarlo ricordandogli che vivo a Luino, a pochi chilometri da Gemonio, e gli dissi che era onorato di iniziare questa legislatura con lui. Mi guardò, mi fece un sorriso, mi strinse forte la mano e mi disse ten dur, “tieni duro”. Ecco, questo secondo me è un altro insegnamento che ci può dare Bossi. Ha tenuto duro durante una durissima malattia e durante un declino politico che non è stato determinato anche da sue responsabilità».
«Quindi vorrei tributargli un ultimo saluto, trovato nei giorni scorsi per caso, delle parole che non conoscevo bellissime di San Paolo nella seconda lettera a Timotio. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ecco, a nome del gruppo di Fratelli d’Italia voglio manifestare la mia vicinanza alla famiglia dell’onorevole Umberto Bossi e agli amici della Lega», conclude Pellicini.
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