C’è preoccupazione nel mondo delle Pro Loco per le novità recentemente introdotte dalla riforma del quadro fiscale degli enti del terzo settore.
Le modifiche apportate al Codice del Terzo Settore introducono parametri fiscali e altri adempimenti che rischiano di trasformarsi in pesi insostenibili per le piccole Pro Loco che ogni anno organizzano sagre e altri eventi dedicati alle tradizioni del loro territorio.
Il punto critico della nuova classificazione fiscale, valida per le associazioni iscritte al Registro unico nazionale del terzo settore (Runts), è relativo alla distinzione tra gli introiti commerciali (per le Pro Loco legati principalmente alla vendita di cibo e bevande durante le feste) e introiti di altra natura, come ad esempio quelli riguardanti le quote di iscrizione alle associazioni.
In base alle nuove disposizioni, superata la soglia degli 85 mila euro di entrate connesse a vendite commerciali scatterà la classificazione della Pro Loco come “ente commerciale”, con tassazioni e adempimenti fiscali e burocratici più stringenti rispetto a quanto previsto dalla legge 398/1991, che garantiva alle associazioni una ridotta pressione fiscale.
La riforma ha messo in agitazione i comitati locali dell’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia (Unpli), che ora temono per la sostenibilità economica delle iniziative estive, da sempre le più apprezzate per quanto riguarda l’attività delle Pro Loco.
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