«Dopo i lavori, la segnaletica rimasta è quella sbagliata. E le auto finiscono contromano. Con la realizzazione della nuova pista ciclopedonale in Via Creva, il quadro della viabilità locale è cambiato».
Esordisce così oggi, in un lungo comunicato stampa, il consigliere comunale e capogruppo di “Azione civica per Luino e frazioni”, Furio Artoni, in riferimento all’intervento in corso d’opera a Creva, tra via Creva appunto e via Filippo Turati. «Qualcosa, evidentemente, è rimasto al suo posto: al civico 102 i vecchi cartelli di obbligo di svolta a sinistra sono ancora lì, ora in palese contrasto con l’attuale senso di marcia – commenta Artoni -. Il risultato è prevedibile quanto pericoloso: le auto provenienti dal civico 106 in avanti vengono indotte a percorrere la bretella contromano. Non per distrazione o inciviltà, ma perché la segnaletica racconta ancora una viabilità che non esiste più».
«Non è tutto. Chi percorre via Turati in salita, in direzione via Creva, si trova privo di un’adeguata segnaletica di orientamento. E il cordolo della pista ciclopedonale all’intersezione con Via Turati risulta scarsamente visibile, trasformandosi in una trappola silenziosa per automobilisti e ciclisti», prosegue ancora l’avvocato, candidato sindaco e fondatore degli “Stati Generali del Centrodestra”.
«Un elemento che assume rilevanza ancora maggiore se si considera che su quella carreggiata transitano regolarmente autobus di linea urbana ed extraurbana, per i quali la normativa impone una larghezza minima di 3 metri: uno standard che, in questo contesto caotico, rischia di non essere garantito in condizioni di sicurezza», va avanti ancora.
«A tutto ciò si aggiunge una proposta di buon senso che i residenti chiedono e mi hanno chiesto direttamente dopo un sopralluogo in zona: invertire il senso di marcia nella bretella. Un intervento semplice, a basso costo, che consentirebbe agli abitanti della zona di accedere e uscire dal quartiere senza essere costretti a lunghi e tortuosi percorsi alternativi. Una misura che non richiede grandi opere, ma solo la volontà di ascoltare chi quel territorio lo vive ogni giorno», racconta ancora Artoni.
«Proviamo a farlo. Progettare una pista ciclopedonale è un atto lodevole. Ma un’opera pubblica non si conclude il giorno del collaudo: si conclude quando la segnaletica è coerente, quando la visibilità è garantita, quando i cittadini possono muoversi in sicurezza. Fino ad allora, è un cantiere incompiuto — anche se l’asfalto è già asciutto», conclude il consigliere e capogruppo Artoni. (Foto © dal profilo Facebook di Pietro Agostinelli)
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