(Renzo Fazio, dalla pagina Facebook “Germignaga, ricordi dal passato”) Come altre volte già successo, il ricordo dal passato di questa settimana può andar bene non solo per Germignaga ma per qualsiasi altro paese d’Italia, preannunciando che l’argomento, apparentemente, potrà sembrare non proprio gradevole in quanto vi parlerò di… rifiuti!
Il loro smaltimento e il corretto riciclaggio, col passare degli anni, sembrano diventare sempre più problematici e di complessa risoluzione, ma certamente alla base di questo c’è ancora un problema di scarsa attenzione e di educazione di molti soggetti che, nonostante tutto, rendono superflui gli sforzi che vengono messi in atto per affrontarli.
Quel che è certo è che, da un certo punto di vista, ci siamo complicati la vita da soli, in quanto fino a qualche decennio fa in pattumiera finiva veramente poca cosa: famiglie numerose e frigoriferi di modeste dimensioni obbligavano le nostre mamme a fare la spesa praticamente ogni giorno, in maniera oculata e strettamente riguardante lo stretto necessario. Era inconcepibile far finire in pattumiera del cibo avanzato; i pochi residui, consistenti prevalentemente in qualche buccia di ortaggio e poco altro, venivano smaltiti direttamente nel proprio orto o nel pollaio. E così lo smaltimento della frazione del cosiddetto “umido” era già risolto.
Per tutto il resto venivano in aiuto gli imballaggi dell’epoca, praticamente quasi inesistenti: pane, carne, pesce, frutta e verdura venivano comprati sfusi e portati via principalmente avvolti in fogli di carta di vario genere. Carta paglia gialla per le carni, carta oleata per formaggi e altri cibi, carta bianca per il pesce, ritagli di fogli di giornale per imballare le uova. Anche pasta, riso e molti altri prodotti venivano acquistati sfusi e inseriti in sacchetti di carta dopo l’avvenuta pesatura sulla bilancia. Non c’erano merendine e snack confezionati singolarmente, al massimo i biscotti in scatole di metallo o di cartone.
Non c’era il problema del vetro: le bottiglie di vino o delle poche bevande disponibili venivano riconsegnate al negoziante e riutilizzate; i pochi vasetti in circolazione venivano usati più volte. Non c’erano bottiglie di plastica per l’acqua, e quella minerale si poteva ottenere con delle bustine di “Idrolitina” o di altro produttore analogo. Inesistenti vassoi, vaschette e blister di materiali plastici di vario genere, così come stoviglie usa e getta, confezioni multimballo o le recenti e famigerate cialde per le macchine del caffè. Non servivano nemmeno le buste per fare la spesa: era più che sufficiente un carrello con le ruote per chi abitava più lontano dai centri abitati.
Per le pulizie di casa e l’igiene personale i prodotti disponibili non erano certamente quelli dei giorni nostri, e quei pochi che c’erano si acquistavano in confezioni maxi, come ad esempio i fustini in cartone con i detersivi in polvere per le lavatrici (per chi già aveva la fortuna di averla in casa). Per gli uomini nessuna lametta usa e getta, ma solo rasoi a mano da affilare sulla cinghia di cuoio; per le donne pochissimi trucchi e cosmetici; per tutti esclusivamente saponette.
Uno dei pochi rifiuti che forse finiva in pattumiera erano le scatolette in metallo di alcuni prodotti e conserve (come non ricordare con un po’ di nostalgia l’immissione sul mercato delle prime con apertura a chiavetta…), quando anch’esse non venivano riutilizzate per contenere chiodi o altre minuterie per la casa.
Sicuramente per i più giovani sembrerà qualcosa di inconcepibile, eppure siamo cresciuti così. Ovviamente non si tratta di tornare indietro nel tempo, ma di recuperare un po’ di quello spirito: comprare il necessario, evitare lo spreco, scegliere i prodotti con un po’ di attenzione. Il progresso indubbiamente ci ha migliorato la vita, ma nello stesso tempo ha reso più complicate alcune cose, ognuno di noi può fare però la sua parte per cercare di indirizzarlo dalla parte migliore.
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